Un farmaco anti-diabete difende il cuore dall’inquinamento

Scoperto un nuovo meccanismo della metformina che proteggerebbe dall’infiammazione legata ai danni da inquinamento. A dirlo è una ricerca dell’Università Northwstern di Chicago su animali da esperimento

Un farmaco anti-diabete difende il cuore dall’inquinamento

Per ora siamo solo a livello sperimentale. Ma qualcosa di simile, si spera, potrebbe accadere anche nell’essere umano. E questa potrebbe essere una vera rivoluzione per limitare i rischi che l’inquinamento atmosferico comporta per l’apparato cardiovascolare, con un aumento del pericolo di andare incontro a infarti o ictus. Il tutto, a bassissimo costo. A dare questa speranza è una ricerca condotta all’Università Northwestern di Chicago, apparsa su Cell Metabolism. Il medicinale viene attualmente impiegato in prima linea nel trattamento farmacologico del diabete e, stando all’ipotesi degli studiosi, avrebbe un’azione diretta sull’infiammazione, meccanismo che può peggiorare la salyte delle arterie facilitando la rottura delle placche ateromatose che conduce all’ostruzione del vaso e al conseguente calo dell’apporto di sangue e ossigeno a cuore e cervello. Sempre secondo quanto riporta la ricerca, l’azione del farmaco sulla trombosi passerebbe attraverso un maggior controllo del rilascio di composti (in particolare l’interleuchina-6, una citochina) liberati in seguito alla presenza di sostanze inquinanti da parte dei mecrofagi, una particolare famiglia di globuli bianchi.

Il responso degli animali

Lo studio americano ha preso in esame una popolazione di topi in condizioni normali e poi sottoposti a trattamento con metformina, poi esposti ad un tipo di inquinamento simile a quello che si osserva nelle aree più inquinate delle grandi città. Senza la terapia, i macrofagi degli animali rilasciavano quantità significative di Interleuchina-6 che favoriva l’infiammazione. Ma non appena veniva somministrata la metformina, il rilascio dell’Interleuchina-6 è risultato bloccato e con essa l’azione infiammatoria. Qualcosa di simile, peraltro, si è manifestato anche nelle cellule delle vie respiratorie umane. Ad ulteriore conferma della valutazione americana è stata condotta una sperimentazione anche in topi geneticamente modificati per evitare il rilascio di Interleuchina-6: negli animali così “strutturati” geneticamente, la protezione è risultata simile a quella indotta dal trattamento con metformina. In attesa di valutazioni sull’uomo, si conferma comunque lo spettro di azioni potenziali della metformina. Questa sostanza, infatti, si sta anche valutando in chiave anti-cancro, sempre in funzione preventiva. Gli studi sarebbero particolarmente interessanti nelle forme tumorali legate al sovrappeso e alla “pancetta”, che peraltro è anche un fattore di rischio cardiovascolare. L’assunzione regolare del farmaco potrebbe aiutare a ridurre il rischio di cancro in vari organi perché la metformina “mette a dieta” le cellule agendo direttamente sul loro metabolismo energetico. La classica “pancetta”, legata all’aumento del grasso addominale è un fattore di rischio per il cancro e conosciamo sempre meglio il ruolo dell’insulina e di altri fattori metabolici nell’innescare i fenomeni cellulari all’origine della malattia. qualcosa di simile, peraltro, potrebbe accadere anche per il cuore.