Funziona sempre meglio il “cuore artificiale di riserva”

Il dispositivo di assistenza ventricolare sinistra HeartMate 3 aiuta a pompare il sangue nei pazienti con scompenso cardiaco. E dura a lungo. La conferma dallo studio Momentum 3 pubblicato su New England Journal of Medicine

Funziona sempre meglio il “cuore artificiale di riserva”

Una pompa in grado di “sostituire” il ventricolo sinistro ormai incapace di spingere il sangue a causa dello scompenso cardiaco può rappresentare una soluzione che mantiene l’efficacia nel tempo – almeno per due anni - per i malati. A dirlo sono i risultati dello studio Momentum 3, presentati al Congresso dell’American College of Cardiology e pubblicati su New England Journal of Medicine. La ricerca ha considerato due “pompe” in grado di vicariare la funzione del ventricolo sinistro: in particolare sono stati verificati gli effetti del trattamento con un una pompa centrifuga priva di attrito e a levitazione magnetica (Heartmate 3), con quella a flusso continuo di tipo meccanico. Il nuovo modello di pompa non è regolato dalla frequenza cardiaca dell’organismo e opera autonomamente. Non si tratta comunque di un fatto negativo: infatti così si riduce il pericolo che si creino alterazioni nel flusso sanguigno che può aumentare il rischio che si formino coaguli. L’indicazione dei diversi dispositivi disponibili a questo scopo è per i malati che attendono un cuore da trapiantare e come possibile ultima terapia per chi soffre di scompenso cardiaco che non si giova di alcun trattamento.

Lo studio ha preso in esame 366 pazienti, divisi per il trattamento con la nuova pompa a levitazione magnetica rispetto a quella precedente. Nei controlli a due anni, nei pazienti trattati con la nuova pompa hanno mostrato una probabilità inferiore di andare incontro ad un ictus o ad un nuovo intervento legato soprattutto a trombosi della pompa. Secondo Mandeep Mehra, primo autore dello studio e specialista al Brigham and Women's Hospital di Boston (USA) e appare particolarmente significativo il dato per quanto riguarda il rischio di ictus che sarebbe “il minore mai osservato negli studi con dispositivi di assistenza ventricolare, con valori dimezzati che non hanno paragoni con quanto abbiamo mai visto prima a un monitoraggio a due anni”. Solo poche settimane fa il nuovo modello di cuore artificiale testato nello studio è stato impiantato in sostituzione di un altro che non funzionava bene (insieme con la sostituzione della valvola aortica) all’Ospedale Lancisi di Ancona.

Funziona sempre meglio il “cuore artificiale di riserva”