L’RNA intelligente proteggerà il cuore dopo un infarto

Piccoli tratti di RNA scatenerebbero una reazione che “riaccende” le staminali e porta le cellule del cuore a riprodursi e a superare senza danni la fase di riperfusione. Per ora l’efficacia della cura è stata osservata sui topi

L’RNA intelligente proteggerà il cuore dopo un infarto

miR322. Segnatevi questa sigla, anche se può apparire complessa. Si chiama così il frammento di RNA che promette di “ridare” tono alle cellule staminali cardiache, consentendo quindi di “ripopolare” il cuore nella fase di riperfusione, ovvero nel periodo che segue l’infarto in cui il sangue torna a scorrere nell’area del muscolo colpita dall’ischemia ma durante il quale purtroppo può continuare la moria di cellule cardiache.  Al momento, sia chiaro, siamo ancora nelle primissime fasi di sperimentazione. Ma nei topi si sono già avute evidenze interessanti, con una potenziale riduzione del 40 per cento della morte del tessuto miocardiaco: a segnalarlo è una pubblicazione appare su Journal of Molecular and Cellular Cardiology., che riprende uno studio coordinato da Yaoliang Tang, dell’Università della Georgia ad Augusta. MiR322 è in pratica un micro-RNA ed è la prima di queste invisibili sequenze ad aver dimostrato questa attività. I ricercatori americani hanno dapprima indotto un’occlusione nell’arteria coronarica di sinistra nell’animale per circa 45 minuti, poi hanno riprodotto quanto avviene nel cuore umano dopo un infarto, nella delicata fase di riperfusione, ovvero quando il sangue torna ad irrorare la zona colpita. Ed hanno visto che mentre si verifica la carenza di sangue ed ossigeno, ovvero nella fase ischemica, si osserva una drastica riduzione dei livelli di miR322, che risalgono di poco subito dopo che sangue ed ossigeno ritornano al muscolo ma poi calano pesantemente nei giorni successivi. Aumentando la quantità di miR322 disponibile, peraltro, si osserva un aumento dei livelli di Notch 1, che protegge il cuore, e un calo significativo di FBXW7, che invece è una sorta di promotore del suicidio cellulare. Non solo: lo studio ha anche dimostrato che se si somministrano insieme il microRNA positivo ed un plasmide per FBXW7 (in pratica una sorta di precursore impiegato per aumentare l’espressione di un gene), calano p livelli di Notch-1 e crolla il beneficio per il cuore.

La strada è ancora lunga

Al momento, in ogni caso, siamo solo alle fasi iniziali dello studio. Importante è però aver capito quali sono gli “obiettivi” invisibili di questo originale trattamento che al momento presenta comunque un limite pesante: l’emivita, cioè la durata d’azione di miR322 nell’organismo, è solo di pochi secondi. Quindi per essere efficace dovrebbe essere somministrato immediatamente dopo un infarto. Ma ci sarà tempo per sviluppare meglio questa ipotesi di lavoro, che appare affascinante e potrebbe contribuire a risolvere i problemi legati alla riperfusione cardiaca, che si ottiene con l’angioplastica, con la trombolisi o con un intervento di by-pass. Questa è una fase molto complessa per il metabolismo delle cellule cardiache, che possono “soffrire” per il ritorno del sangue e dell’ossigeno. Ma non basta. L’ischemia induce la produzione e la maggior disponibilità di fattori e cellule che portano all’infiammazione, in risposta alla morte cellulare indotta dall’infarto e al rischio di infezioni. Questo porta alla produzione di radicali liberi, che possono diventare nocivi per le cellule del miocardio anche dopo che il sangue ha ripreso ad approvvigionarle. Infine, lo studio americano ripropone il valore di Notch-1, venuto alla ribalta qualche tempo fa per una ricerca apparsa su Nature e sempre sotto la lente degli scienziati. In quel caso si parlava di ictus e si puntava a favorire l’autoriparazione del sistema nervoso dopo un evento acuto. Puntando su Notch-1 si era riusciti a stimolare le cellule staminali neurali a formare nuove cellule nervose riparatrici della lesione. Lo studio era stato pubblicato su Nature e gli esperti hanno somministrato agli animali per infusione una molecola che accende il recettore Notch delle cellule staminali stesse. Questo recettore è un interruttore cruciale per la sopravvivenza delle cellule staminali sia adulte sia dell'embrione, anche per il cuore.

 

(FM)