Un "cerotto" a lento rilascio di staminali per proteggere il cuore dopo l’infarto

Si chiama Therepi, si inserisce con un semplice intervento sulla parete del cuore. È stato testato nei topi. Rilascia cellule staminali, a dosaggi prestabiliti, per contrastare i danni che l’infarto crea nel cuore e prevenire lo scompenso cardiaco.

Un "cerotto" a lento rilascio di staminali per proteggere il cuore dopo l’infarto

Lo scompenso cardiaco è spesso conseguenza di un infarto, perché nell’area del cuore in cui non è arrivato il sangue si crea una lesione (cicatrice infartuale) che può rendere più difficile al muscolo cardiaco la sua normale contrazione. Il risultato è che il cuore perde, in misura più o meno significativa, la sua capacità di pompare il sangue all’organismo e iniziano così i disturbi dello scompenso.
Ora però si profila all’orizzonte una terapia “preventiva” che potrebbe permettere di limitare i danni. È a base di cellule staminali che vengono rilasciate da un particolare “contenitore” applicato come un cerotto sulla parete del cuore. Il cerotto mette a disposizione cellule staminali che possono rigenerare il tessuto cardiaco alterato, combattendo il rimodellamento patologico. Il dispositivo si chiama “Therepi” e le prime sperimentazioni sugli animali sono state presentate su Nature Biomedical Engeneering. Il nuovo sistema di rilascio delle staminali è stato messo a punto da un team che ha coinvolto il MIT di Boston, l’Università di Harvard, il Royal College of Surgeons irlandese, il Trinity College di Dublino, l’Advanced Materials and BioEngineering Research (AMBER) Centre, e l’Università Nazionale Irlandese di Galway.

Come funziona il dispositivo

Il sistema di rilascio delle cellule staminali può essere impiantato in un unico intervento chirurgico. Costituito da un polimero simile alla gelatina, il dispositivo ha la forma di una semisfera, con un’apertura in corrispondenza del tessuto cardiaco colpito da infarto. Questo “bottoncino” è costituito da una membrana semipermeabile che può essere adattata per rilasciare molecole di farmaco o, appunto, cellule staminali che in questo modo arrivano direttamente nella zona cardiaca desiderata. Grazie a questa membrana, il passaggio delle staminali avviene in maniera intelligente, previo stimolo indotto dalle stesse cellule di particolari fattori che favoriscono la guarigione della ferita nel tessuto cardiaco.
Nei topi lo strumento si è rivelato in grado di migliorare la funzione cardiaca dopo un infarto, in seguito alla somministrazione ripetuta di piccole dosi di staminali per quattro settimane. Il dispositivo, inoltre, è ricaricabile grazie a un sondino attraverso cui possono essere inserite le staminali in base alle richieste del cardiologo. In questo modo il dosaggio terapeutico può essere valutato caso per caso e somministrato in modo personalizzato, sia per quantità sia per intervalli di somministrazione.
Per il futuro si profila così una possibile soluzione per limitare i casi di scompenso cardiaco che sono in costante crescita, anche per i miglioramenti nel trattamento dell’infarto acuto del miocardio.

(FM)