Speranze per la terapia genica nella sindrome del QT lungo

Ricerca sperimentale della Mayo Clinic pubblicata su Circulation segnala la possibilità futura di correggere il gene responsabile della patologia aritmica e del rischio di morte improvvisa

Speranze per la terapia genica nella sindrome del QT lungo

La sindrome del QT lungo colpisce, in base alle stime, un neonato ogni 2000-2.500. Anche se può essere del tutto silente i sintomi più comuni sono in genere palpitazioni e svenimenti, che possono manifestarsi durante l’attività fisica o essere collegati a uno stress emotivo. Il termine è legato all’intervallo QT dell’elettrocardiogramma che indica la durata del periodo di ripolarizzazione cardiaca che rappresenta il ritorno allo stato di riposo della cellula: nei soggetti colpiti dalla patologia il processo richiede un tempo più lungo rispetto alla norma, e questo rende il cuore vulnerabile ad aritmie potenzialmente molto gravi. Esistono due varianti della malattia, una acquisita e una presente fin dalla nascita, di tipo ereditario. Anche se negli ultimi anni sono stati effettuati importanti miglioramenti nella gestione di chi ne soffre, i trattamenti attualmente utilizzati, primi tra tutti quello farmacologico con beta-bloccanti e quello “elettrico” con defibrillatori impiantabili, presentano ancora limitazioni all’uso e possono indurre effetti collaterali. Il sottotipo più comune, la sindrome del QT lungo di tipo 1, o LQT1, ha un’origine geneticamente determinata ed appare correlata a varianti nel gene KCNQ1. Da questa osservazione è partito uno studio in vitro che apre la strada a possibili trattamenti futuri per questa specifica forma di patologia, legata proprio alle alterazioni genetiche. Si tratta di una “prima” importante, visto che nessuna delle terapie attualmente disponibili, come spiegano gli scienziati americani guidati da Michael Ackerman su Circulation, agisce sul meccanismo molecolare alla base di questa specifica alterazione. Il gene KCNQ1 è essenziale per la ripolarizzazione cardiaca.

Cosa si è fatto

Gli esperti americani hanno studiato una sorta di terapia genica “ibrida” prendendo in esame tutto il gene KCNQ1 per non avere problemi in termini di possibili varianti individuali. Poi hanno dimostrato la potenziale efficacia terapeutica del metodo da loro sperimentato in due modelli in vitro utilizzando cellule cardiache vitali reingegnerizzate da campioni di sangue di pazienti con LQT1.  “La terapia genica è un'area di interesse emergente per il trattamento di una varietà di malattie cardiache genetiche in generale e della sindrome del QT lungo in particolare - ricordano gli esperti. Abbiamo progettato e sviluppato il primo approccio di terapia di soppressione e sostituzione del gene KCNQ1 per il potenziale trattamento di pazienti con sindrome del QT lungo di tipo 1”. Ovviamente siamo solo agli inizi. Ma se anche sugli animali si potesse ripetere quanto avvenuto nelle cellule, si può sperare di arrivare in futuro ad una terapia genica che punta a sopprimere e poi a sostituire il gene alterato, per questo chiamata ibrida, potrebbe diventare utile non solo per la sindrome del QT lungo ma anche per altre malattie cardiache “scritte” nel DNA che possono aumentare il rischio di morte. Insomma. ci vorrà tempo ma si spera in una nuova via per affrontare alla radice il problema.

 

(FM)