Pericolo Hacker per i dispositivi “salvacuore”?

Al momento non ci sono evidenze in proposito, ma uno studio apparso sul Journal of the American College of Cardiology mette in luce questo rischio. Occorrono attenzione e controllo, per non avere problemi

Pericolo Hacker per i dispositivi “salvacuore”?

La fonte del documento è sicuramente prestigiosa. L’American College of Cardiology’s Electrophysiology Council, organismo che raccoglie i massimi esperti Usa sui dispositivi medici destinati a controllare i ritmi del cuore e a reagire in caso di alterazioni, si preoccupa del documento pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology in cui si segnala il rischio di attacchi degli Hacker ai programmi informatici, alle reti e, in ultimo, anche agli stessi dispositivi medici così importanti per chi soffre di cuore. Il tema della cyber-sicurezza è di vitale importanza, anche se al momento non ci sono stati attacchi di questo tipo. Il documento pubblicato parte dal presupposto che l’aumento del numero dei dispositivi e, di conseguenza, dei software che possono gestirli correttamente, è stato esponenziale in questi anni. Come se non bastasse, anche il passaggio delle informazioni in modalità wireless, così importante per assicurare il passaggio dei dati a distanza, aggiunge un ulteriore tassello che potrebbe diventare preda di malintenzionati. Per questi motivi occorre l’impegno di tutti e “l’integrazione di interlocutori multipli”, come segnala Dhanunjaya R. Lakkireddy dell’Università del Kansas, autore del documento. Ovviamente occorre anche un impegno politico in questo senso, vista l’importanza della tematica non solo per il singolo ma anche per i sistemi sanitari.

Il valore del controllo a distanza

L’attenzione degli esperti si concentra su diverse tipologie di pazienti. I portatori di pacemaker, ad esempio, potrebbero trovarsi in difficoltà se la durata delle batterie subisse alterazioni. Chi invece ha nel suo corpo un defibrillatore impiantabile, fondamentale per cogliere eventuali gravi aritmie come la fibrillazione ventricolare e fornire una “scossa” di risposta che rimette in ritmo il cuore, potrebbe risentire di attacchi sulle comunicazioni wireless in grado di consentire il mancato riconoscimento dei ritmi patologici. Si tratta, sia chiaro, solo di esempi puramente teorici al momento. E va ribadito che attualmente non ci sono segnali di possibili “hackeraggi” dei sistemi destinati alla salute.«La questione posta dall’American College of Cardiology’s Electrophysiology Council rientra nel più vasto ambito della cyber security, che sempre più sta coinvolgendo il mondo dell’healthcare», sostiene Gianluca Pontone, Responsabile dell’U.O. di Risonanza Magnetica del Centro Cardiologico Monzino. «Il mondo sanitario infatti si sta sempre più spostando verso una medicina basata sul trasferimento in remoto di dati a scopo diagnostico, terapeutico e di monitoraggio dei pazienti. Tale approccio  presenta innegabili vantaggi per i pazienti e per i medici, rendendo i loro flussi di comunicazione e di lavoro più efficaci. Ma non solo: vantaggi importanti si hanno anche in termini di gestione sistematica del dato, che è la premessa fondamentale per il progresso scientifico e tecnologico. Gli aspetti di cyber security dunque certamente esistono e vanno studiati, anticipati e gestiti con la massima cura e attenzione, ma non devono tuttavia fare arretrare rispetto a una linea di sviluppo ormai tracciata».

 

(FM)