Il tele-controllo in aiuto dell’anziano con scompenso cardiaco

La tecnologia che rileva direttamente valori di pressione all’interno del cuore e dei vasi può ridurre le ospedalizzazioni attraverso il telemonitoraggio domiciliare

Il tele-controllo in aiuto dell’anziano con scompenso cardiaco

Lo dicono i dati. Chi soffre di scompenso cardiaco spesso è avanti con gli anni e magari presenta anche altre malattie che lo rendono difficile da gestire, a meno che non ci siano persone dedicate. D’altro canto l’ospedalizzazione non rappresenta un elemento positivo nel percorso del paziente tesso. Quindi la gestione dei malati risente, in maniera direttamente proporzionale, della presenza di percorsi clinico-assistenziali ad hoc e condivisi sul territorio, con la possibilità però che il malato non sia perfettamente aderente alle cure. In questo senso la telemedicina rappresenta un fattore fondamentale per migliorare la continuità assistenziale. Lo dicono le informazioni disponibili: in base ai registri di malattia molte fasi di instabilizzazione nella persone con scompenso cardiaco potrebbero essere evitate se venisse migliorato il percorso di follow-up sia nella fase vulnerabile post-dimissione sia nelle fasi a medio e lungo termine.

Caso per caso e realtà per realtà, si può poi scegliere la modalità di “contatto” più indicata per ogni paziente. Si può andare da tecnologie semplici, come un contatto telefonico programmato del centro di assistenza a domicilio del paziente, fino alla trasmissione continua di parametri che il malato invia al centro per la loro decodificazione e conseguente decisione terapeutica. Il telemonitoraggio domiciliare, integrato con un intervento educativo sui pazienti, può permettere una gestione clinica a domicilio ottimizzata ed in tempo reale, riducendo ricoveri e accessi al Pronto soccorso, migliorando prognosi e qualità di vita. In particolare in pazienti portatori di dispositivi cardiaci questa strategia è parte essenziale del monitoraggio del dispositivo e della gestione clinica del paziente. In questo senso sono state introdotte tecnologie avanzate basate sulla misurazione diretta di pressioni intracardiache e vascolari, come un monitor emodinamico wireless impiantabile per la misurazione della pressione arteriosa polmonare, recentemente approvato dalla Food and Drug Administration, che permette la monitorizzazione continua e la possibilità per il medico di rivedere i dati da remoto. Il gruppo randomizzato al trattamento con questo strumento nello studio clinico Champion su 550 pazienti, ha mostrato una riduzione del 37 per cento delle ospedalizzazioni per scompenso cardiaco rispetto al gruppo controllo.
Ovviamente si tratta solo di un esempio per comprendere quali possano essere le potenzialità di questi strumenti, considerando però che il telecontrollo richiede un’organizzazione del servizio di monitoraggio e la personalizzazione dell’intervento, necessari per ottenere i maggiori vantaggi assistenziali, oltre alla possibilità di trasmissione automatica dei dati, per identificare inizialmente eventuali variazioni dei parametri monitorati e quindi una correzione degli stessi. L’obiettivo, in ogni caso, è ridurre i ripetuti ricoveri ospedalieri che possono interessare chi si ammala di scompenso cardiaco e, purtroppo sono correlati con una prognosi peggiore. Un’analisi retrospettiva basata su dati amministrativi mirata a stimare il consumo di risorse sanitarie e i costi associati in una coorte di pazienti con almeno una ospedalizzazione per scompenso nel periodo 2010-2013 ha mostrato che il tasso di re- ospedalizzazioni per scompenso è risultato di 3,3 per cento a 1 mese, 8 per cento a 3 mesi, 11,8 per cento a 6 mesi e 16,7 per cento a 12 mesi, con costi sanitari annuali di 6.160 euro in media per paziente. Da una analisi svolta nel sottogruppo di pazienti alla seconda dimissione per scompenso è emerso che il tasso di re-ospedalizzazione è stato di 5, 6 per cento a un mese, 13,3 per cento a 3 mesi, 20,4 per cento a 6 mesi and 28,4 per cento a 12 mesi. I costi sanitari annuali in questo sottogruppo di pazienti sono stati stimati pari a 7.918 Euro. In sintesi: il ricovero ripetuto è un fattore prognostico negativo per chi soffre di scompenso, con un aumento di costi anche per la sanità pubblica. La telemedicina può diventare la via per affrontare al meglio la situazione.