La sana alimentazione da sola riduce del 20 per cento le morti per infarto e ictus

Più che eliminare cibi, occorre variare e non far mancare alcuni alimenti. A dirlo è una ricerca apparsa su European Journal of Epidemiology che ha preso in esame 51 Paesi

La sana alimentazione da sola riduce del 20 per cento le morti per infarto e ictus

I numeri non mentono. E le elaborazioni statistiche, sia pure con il loro margine di aleatorietà, indicano chiaramente che molti degli infarti e degli ictus che si verificano ogni anno sono legati a cattive abitudini alimentari. Basterebbe poco, ad esempio aumentare il consumo di cereali integrali e consumare regolarmente noci e affini, per cambiare un quadro che si presenta davvero preoccupante. La sola correzione delle abitudini a tavola potrebbe consentire di ridurre di un quinto i decessi per malattie cardiovascolari perché proprio quello che mangiamo, spesso scegliendo male, incide profondamente sui rischi. A sancire, cifre alla mano, questa realtà è una grande ricerca che ha preso in esame le informazioni relative ai 51 Paesi che fanno parte dell’area Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, mescolando quindi stili di vita e assistenza sanitaria di profilo assai diverso. Lo studio, che consente di segnalare il peso dell’alimentazione nello sviluppo di infarti ed ictus, ha messo in correlazione i possibili fattori di rischio legati all’alimentazione e diverse patologie cardiovascolari considerando anche la tendenza tra il 1990 e il 2016.  I risultati sono estremamente preoccupanti. Stando all’indagine infatti nell’Europa occidentale, area che comprende anche il nostro Paese, sarebbero cresciute le morti di natura cardiovascolare legate all’alimentazione. Più in generale, nella Regione Europa dell’OMS, la cattiva alimentazione è risultata associata al 22,4 per cento di tutte le morti e quasi la metà dei decessi per cause cardiovascolari.

Attenzione e non far mancare gli alimenti “salvacuore”

Se siamo abituati a pensare che l’alimentazione per proteggere il cuore sia fatta esclusivamente di rinunce, in ogni caso, la ricerca tedesca offre uno sprazzo di speranza. In quest’epoca di avvisi sui possibili pericoli per l’apparato cardiovascolare legati ad alcuni gruppi di alimenti, lo studio dimostra che è soprattutto ciò che manca, e non ciò che si elimina, a fare la differenza per la salute cardiaca. Ovviamente il modello di dieta più indicata è sempre quello mediterraneo, ma ci sono cibi che dovrebbero essere consumati con regolarità in quanto una loro carenza si assocerebbe, in base allo studio, ad un maggior rischio. ad esempio, sempre e solo sulla scorta di correlazioni matematiche, un’alimentazione che non offra un regolare introito di cereali integrali sarebbe responsabile di circa 430.000 decessi. A seguire ci sono le possibili carenze di acidi grassi “buoni” derivati da noci, nocciole e altri tipi di frutta a guscio: in base alle indagini di Meier e dei suoi colleghi poco meno di 350.000 morti sarebbero legati ad un deficit di questi cibi. Ovviamente tra i “protettori”  del cuore ci sono gli acidi grassi Omega-3, contenuti soprattutto nel pesce ed in particolare nel pesce azzurro di cui sono ricchi i nostri mari: un introito di questi composti con l’alimentazione insufficiente, sarebbe responsabile di poco più di 220.000 morti. Poche di meno, a ben vedere, di quelle legate all’eccessivo introito di sodio. Attenzione: questo non significa aggiungere sale in libertà, visto che l’azione negativa dell’eccesso di sodio sui vasi e sul cuore è ampiamente dimostrata. Ma certo un’alimentazione variata con un giusto apporto di frutta e verdura, pesce e cereali integrali può davvero rappresentare un “casco” protettivo per il cuore. Lo dicono anche i numeri.

 

(FM)