Un batterio “buono” riduce il rischio cardiovascolare

Si chiama Akkermansia muciniphila. Un studio pilota dell’Università di Lovanio, fa ipotizzare il suo impiego per ridurre i rischi nelle persone in sovrappeso, nei diabetici e in chi soffre di sindrome metabolica

Un batterio “buono” riduce il rischio cardiovascolare

L’impatto del microbiota, ovvero dei batteri che vivono all’interno del nostro apparato digerente, sul benessere dell’organismo è uno dei filoni di ricerca più promettente in ambito scientifico. Ed ora si scopre anche che i batteri “buoni” potrebbero influire positivamente sul rischio cardiovascolare nei soggetti che presentano particolari condizioni di pericolo per l’apparato cardiovascolare come chi è in sovrappeso, chi fa i conti con la sindrome metabolica o con il diabete. La “chiave”, in termini microscopici, ha un nome: Akkermansia muciniphila. A spiegare quali potrebbero essere gli influssi positivi sul profilo di rischio per cuore e vasi della somministrazione del batterio come supplemento, nell’ambito di una dieta sana, è una ricerca condotta su una popolazione di volontari sani all’Università di Lovanio, pubblicata su Nature Medicine.  Lo studio ha previsto la somministrazione di concentrati contenenti quantità prestabilite di batteri vivi, batteri pastorizzati o placebo a tre gruppi di volontari sani con precise caratteristiche: si trattava di persone obese o in sovrappeso che avevano sviluppato resistenza all’insulina e sindrome metabolica, con ipertensione e alterazioni del metabolismo dei lipidi. Il tutto, senza ovviamente cambiare le abitudini dietetiche né modificando le abitudini in termini di attività fisica. In primo luogo, gli esperti belgi hanno dimostrato che l’assunzione della “pozione” contenente i batteri è risultata sicura. Ma è soprattutto sul fronte dell’efficacia che il test ha offerto risultati molto interessanti, confermano quanto la stessa equipe, da diversi anni, ha dimostrato negli animali da esperimento. La somministrazione dei batteri, previa pastorizzazione, contribuisce a prevenire il peggioramento delle condizioni di base in termini di rischio cardiovascolare. Ma soprattutto si è osservato un calo dei parametri infiammatori nei soggetti “trattati” e si è registrato un calo del peso e dei valori di colesterolo nel sangue. Il tutto ovviamente in confronto alla popolazione del gruppo placebo, in cui invece la resistenza all’insulina e l’ipercolesterolemia sono progressivamente peggiorate.

Una ricerca che parte da lontano

Al momento, sia chiaro, non è ancora disponibile un supplemento a base di ceppi selezionati di Akkermansia muciniphila. Ma in futuro, questo trattamento direttamente rivolto alla modificazione del microbiota e quindi della flora batterica che vive nell’intestino potrebbe diventare una realtà anche in termini di prevenzione cardiovascolare. Ovviamente bisogna attendere i risultati di studi più ampi per dimostrare la validità di questa tesi. D’altro canto, l’attenzione sull’Akkermansia muciniphila da parte della scienza per le implicazioni del batterio sul metabolismo è altissima. Oltre agli studi della stessa equipe belga, infatti, ci sono state ricerche che dimostrano come proprio questi batteri possano essere tra i responsabili del controllo del peso corporeo nonostante l’attività delle basse temperature (e quindi del grasso bruno che in risposta produce energia) sul metabolismo stesso. Un’altra ricerca sperimentale sui topi ha infatti dimostrato che le alterazioni del microbioma indotte dall’esposizione al freddo, provocano l’allungamento dei microvilli e dell’intestino, con un incremento della superficie assorbente. Quindi si tende in queste condizioni ad aumentare l’assorbimento dei nutrienti presenti. Queste meccanismo sarebbe legato proprio al calo della popolazione di Akkermansia muciniphila e d’altro canto negli obesi tende a scendere la componente batterica legata a questa famiglia. La somministrazione dall’esterno del batterio infatti può addirittura, in laboratorio, favorire il recupero della normale lunghezza intestinale e quindi ricondurre ad un calo della possibilità di assorbire nutrienti. Grazie al batterio, quindi, diventerebbe più facile perdere peso. e i chili di troppo, si sa, sono nemici del cuore.

 

(FM)