Low o High-Carb: quale dieta va bene per il cuore?

Le ricerche dicono che sia l’eccesso di carboidrati sia la loro diminuzione sono associati a un incremento di mortalità cardiovascolare. Ma come bisogna mangiare per proteggere il cuore?

Low o High-Carb: quale dieta va bene per il cuore?

C’è grande confusione sotto il cielo dell’alimentazione. A volte si ha la sensazione che si, possa fare tutto e il contrario di tutto perché in base ai risultati delle ricerche si arriva a conclusioni diametralmente opposte. In questo senso è paradigmatico l’esempio della dieta a ridotto o a elevato contenuto di carboidrati, come pasta, pane, patate o simili. È vero che ridurre il quantitativo di questi nutrienti nel breve termine può aiutare a controllare il peso, ma dai grandi studi di popolazione emerge un dato altrettanto innegabile: sia con pochi che con molti carboidrati si può avere un incremento della mortalità per cause cardiovascolari. In questo senso, a creare confusione, sono arrivati anche i risultati dello studio PURE, condotto in tutto il mondo, che offrono risultati discordanti. La dieta a elevato contenuto di carboidrati, su scala mondiale, appare correlata con una mortalità più elevata, ma se si prendono i risultati relativi solamente al Nord America e all’Europa, quindi più vicini alla nostra realtà, si vede che è l’alimentazione a basso contenuto di carboidrati quella associata a un eccesso di mortalità. In questa situazione si inseriscono i risultati dello studio ARIC (Atherosclerosis Risk in Communities) apparsi su Lancet Public Health. La ricerca ha preso in esame quasi 15.500 persone negli USA, seguite attentamente per le abitudini alimentari in media per 25 anni. Le scelte nutrizionali sono state monitorate all’inizio e poi ogni sei anni con un questionario approfondito. Ancora una volta, la mortalità ha assunto una classica “curva ad U”: sia quando i carboidrati rappresentavano meno del 40 per cento del fabbisogno energetico, sia quando superavano il 70 per cento la mortalità cardiovascolare è risultata aumentata. Solo in caso di introito normale di carboidrati (in media 50-55 per cento dell’energia), con il resto che giunge da grassi e proteine, la mortalità risulta minore. Come bisogna comportarsi, allora?
«Certamente esiste un range di consumo ottimale dei carboidrati, protettivo per il cuore» - sostiene Monica Giroli, Nutrizionista dell’Unità di Prevenzione Aterosclerosi del Centro Cardiologico Monzino IRCCS di Milano. «Se i carboidrati forniscono più del 65-70% delle calorie giornaliere - come avviene per un’ampia parte del campione esaminato nello studio PURE, in cui quasi metà della popolazione proviene dalla Cina o dal Sud Asia - non solo la dieta ha un eccesso di carboidrati ma anche una carenza di proteine, grassi e presumibilmente di alcune vitamine e minerali. Al contrario, un’alimentazione restrittiva in carboidrati avrà un eccesso di proteine e grassi. Entrambe queste condizioni possono portare a un aumento del rischio di patologie cardiovascolari», spiega la specialista. «Nella prevenzione cardiovascolare, e per una buona salute in genere - conclude Giroli - l’alimentazione dorrebbe essere equilibrata e varia per fornire tutti i nutrienti necessari, mentre oggi purtroppo le tendenze alimentari spesso si orientano verso diete che eliminano intere categorie di nutrienti».

 

(FM)