Più infarti ed ictus nel Regno Unito con la Brexit

Con l’aumento dei prezzi, i britannici mangeranno meno vegetali, con un impatto sulla salute. Di conseguenza, salirà il rischio cardiovascolare. A dirlo, una ricerca dell’Imperial College di Londra

Più infarti ed ictus nel Regno Unito con la Brexit

Le scelte politiche ed economiche possono avare un impatto sulla salute, sotto forma di “effetti collaterali” spesso sottovalutati. Non ci credete? In base di uscita senza alcun accordo, si possono ipotizzare migliaia di decessi in più rispetto alla media per infarto ed ictus cerebrale, calcolabili in circa il 2 per cento in eccesso, nel periodo tra il 2021 e il 2030. Si tratta solamente di stime, va detto, ma stando allo studio che appare su BMJOpen potrebbero esserci nel periodo considerato 12400 decessi in più, con una crescita pari al 2 per cento annua. A preconizzare questo futuro è una ricercar fatta sulla base di stime, coordinate da Christopher Millet, della Public Health Policy Evaluation Unit presso l’Imperial College di Londra. Cosa lega la mortalità cardiovascolare con le scelte politiche inglesi? Semplice! A preoccupare gli esperti è soprattutto il possibile calo nell’assunzione di vegetali, fondamentali nell’ambito della dieta mediterranea per preservare il cuore. A causarlo saranno soprattutto gli aumenti di prezzo di frutta e verdura, cui difficilmente il regno Unito potrà far fronte con la produzione locale, tanto che sempre secondo l’indagine anche un aumento del 2 per cento della produzione interna potrebbe non risultare sufficiente a modificare il quadro delle stime.

Così l’economia condizione la salute

Il “sillogismo” salutistico-economico dell’Imperial College è semplice: in consumo di frutta e verdura appare fortemente legato alla salute cardiovascolare e il Regno Unito è fortemente dipendente dalle importazioni sotto questo aspetto, più o meno 84 per cento per la frutta e per poco meno della metà della verdura. La Brexit, soprattutto in caso di “no deal”, potrebbe scatenare un’ascesa verso l’alto dei prezzi degli alimenti più consigliati, con evidenti ripercussioni sul benessere dei cittadini, soprattutto nelle classi sociali più povere. Lo studio che stima l’impatto sul benessere cardiovascolare degli inglesi con la Brexit è stato svolto utilizzando il modello IMPACT, che mette assieme molteplici aspetti legati all’assunzione di principi alimentari, all’economia e alla salute, considerando diverse prospettive. Si va da quella più auspicata, con accordi per consentire il passaggio di merci senza particolari difficoltà, fino alla “no-deal” Brexit con la mancanza di qualsiasi accordo commerciale. In caso di assenza totale di accordi, ad esempio, stando all’indagine inglese il presso delle banane potrebbe impennarsi di circa il 17 per cento, quello degli agrumi superare l’attuale di oltre il 15 per cento, quello dei pomodori intorno al 15 per cento. L’impatto di questi aumenti potrebbe essere particolarmente significativo per gli inglesi, che già oggi raggiungono i livelli consigliati di frutta e verdura in meno della metà della popolazione. Con il mancato accordo sulla Brexit  si potrebbe ulteriormente scendere nell’introito quotidiano consigliato per la popolazione, fin quasi a poco meno del 10 per cento per le verdure e intorno all’11,4 per cento per la frutta. Con queste tendenze, il modello matematico appare incontrovertibile: potrebbe esserci un allontanamento marcato dalla dieta che protegge il cuore e le arterie, con conseguenze sulla salute cardiovascolare per i sudditi di Sua Maestà.

 

(FM)