Legumi, soia e vegetali: il giusto apporto proteico per proteggere il cuore

Una revisione della letteratura pubblicata su Circulation segnala l’importanza di sostituire le carni rosse con proteine vegetali. E’ un valido sistema per preservare cuore e arterie

Legumi, soia e vegetali: il giusto apporto proteico per proteggere il cuore

Sia chiaro. Se sostituire la carne rossa significa lasciarsi andare con cibi spazzatura, meglio proseguire con le proprie abitudini. Ma se si vuole favorire la salute di cuore e arterie meglio limitare bistecche e simili, ovviamente comparando questa componente proteica con quella offerta dai vegetali o dalle carni bianche che vanno a sostituire l’introito proteico della carne rossa. In questo modo si controllano meglio i fattori di rischio cardiovascolare. A definire questa strategia preventiva è la prima grande metanalisi (ovvero una revisione degli studi condotti sulla sostituzione delle carni rosse con specifici tipi di alimenti) condotta dalla Scuola di Salute Pubblica dell’Università di Harvard insieme all’Università Purdue.La ricerca è stata pubblicata su Circulation. “Questo nostro studio, che effettua specifici confronti tra le diete ad alto contenuto in carne rossa rispetto a regimi ricchi di altri tipi di alimenti mostra chiaramente che sostituendo la carne rossa con sorgenti proteiche di alta qualità porta a variazioni più favorevoli nei fattori di rischio cardiovascolari – commenta Marta Guasch-Ferré, primo autore dello studio”.

L’analisi degli scienziati americani ha preso in esame 36 studi clinici randomizzati che hanno coinvolto poco più di 1800 persone. Sono state confrontate diete che comprendevano quantità significative di carni rosse con regimi che privilegiavano altri tipi di alimenti, come pollame, pesci, carboidrati o alimenti ricchi di proteine vegetali come legumi, soia o frutti a guscio. Sono poi stati analizzati i valori di colesterolo, trigliceridi, lipoproteine oltre a quelli della pressione arteriosa e di altri parametri di rischio cardiovascolare.

Elogio dell’alimentazione mediterranea

La ricerca ha dimostrato chiaramente che quando si confronta l’alimentazione ricca di carni rosse con altri tipi di alimentazione varia, sotto l’aspetto dei fattori di rischio, l’unica variazione significative in termini di fattori di rischio si ha nei livelli di trigliceridi. Ma quando invece si praticano regimi alimentari che prevedano un più elevato introito proteico di origine vegetale, il che significa privilegiare legumi, soia e frutti a guscio, si possono ottenere cali dei valori di colesterolo totale e di colesterolo LDL, quello “cattivo”. Il tutto, va detto, conferma quando già emerso in studi epidemiologici a lungo termine, che mostrano un miglioramento del profilo di rischio e di infarti nelle persone che privilegiano questi alimenti. L’importante, a detta degli esperti americani, è non fermarsi a semplici valutazioni di esclusione di determinati alimenti, ma piuttosto di considerare l’alimentazione nella sua totalità, senza eccedere con atteggiamenti eccessivamente restrittivi. Non bisogna cioè concentrarsi su un solo alimento, ma puntare invece sulle regole dell’alimentazione mediterranea e prevedere un consistente apporto di vegetali. Meir Stempfer, nutrizionista che ha firmato lo studio, ricorda che occorre sempre “confrontare”. “Se si sostituisce l’hamburger con patatine fritte e cookies, non si va verso una maggior salute – è il suo commento in sintesi. Ma se invece si sostituisce la carne rossa con sorgenti proteiche di origine vegetale, come noci e fagioli, si può avere un beneficio per la salute”. L’importanza dell’alimentazione, peraltro, è stata recentemente segnalate da una ricerca apparsa su The Lancet. Le vittime di un regime poco salutare sarebbero state nel 2017 circa 11 milioni. Gli errori più comuni? Troppo sale, pochi cereali integrali, scarsa introito di frutta. Se lo ricordano gli scienziati del Global Burden of Disease (organismo che fornisce dati sulle malattie) guidato dall’Istituto Ihme (Istituto di misurazione e valutazione della salute) di Seattle (Usa) su The Lancet, le correzioni sono d’obbligo.

 

(Federico Mereta)