Per proteggere il cuore non esagerate con le carni

Continua la querelle sugli effetti della carne. Il consiglio è sempre lo stesso: non abbondate e seguite un’alimentazione varia, controllando il peso corporeo

Per proteggere il cuore non esagerate con le carni

Al cuore non si addice la carne. Sembra il titolo di una commedia, ma in realtà è quanto la scienza della prevenzione segnala da tempo, consigliando per chi vuole proteggere cuore e arterie di non consumare troppo frequentemente alimenti di origine animale come appunto le carni, specie se “trasformate”. Ora, dopo che una ricerca apparsa qualche tempo fa su Annals of Internal Medicine sembrava finalmente “assolvere” almeno in parte le proteine animali derivanti dal consumo di carni più o meno lavorate, per gli amanti di grigliate e simili arriva una nuova doccia fredda. Non bisogna esagerare e, soprattutto non bisogna credere che il consumo di pollame e più in generali di carni bianche sia da aumentare, in sostituzioni delle carni bovine. A dirlo è una ricerca condotta da un team coordinato da Victor Zhong, dell’Università Cornell di Ithaca, pubblicato su Jama Internal Medicine. Lo studio, che in qualche modo concentra l’attenzione proprio sull’introito proteico consigliabile piuttosto che su un singolo alimento, propone comunque una serie di conclusioni che fanno riflettere: a differenza di tante altre indagini sui rapporti tra alimentazione e cuore, infatti, la ricerca segnala che anche le carni bianche non sarebbero esattamente “ottimali” per la salute cardiaca e che addirittura il consumo di pesce non sarebbe la panacea per l’apparato cardiovascolare che si è sempre ritenuto. Insomma: sono davvero molte le discrepanze che si osservano nella ricerca, che va comunque segnalata.

Confermato: non bisogna essere solo “carnivori”

L’indagine ha preso in esame una serie di dati derivanti da diversi studi che hanno seguito circa 30.000 persone mediamente per poco meno di vent’anni. Ed ha portato alla conclusione che le troppe proteine animali, a prescindere dalla fonte alimentare, non sono davvero amiche del cuore. In particolare chi assume due porzioni per settimana di carni rosse avrebbe un rischio moderatamente più elevato (7 per cento se si parla di carni trasformate e del 3 per cento per la classica “fettina”) di sviluppare problematiche cardiovascolari, dalle patologie delle arterie coronariche fino allo scompenso cardiaco e all’ictus, in confronto a chi invece non consuma carne. Ciò che più stupisce nell’analisi dell’equipe americana, tuttavia, è relativo al consumo delle carni bianche: chi, lasciando da parte bistecche ed affini, sceglie il pollame per due volte la settimana avrebbe comunque un aumento del rischio di sviluppare le patologie sopracitate del 4 per cento rispetto a chi non consuma mai questo tipo di carni. Altro dato che fa riflettere: il consumo di pesce, da sempre consigliato per l’azione protettiva per le arterie, non sarebbe correlato ad alcun beneficio. C’è però un’osservazione che va ricordata: quando si osserva la mortalità per tutte le cause, esiste un minimo aumento del rischio in chi consuma carni rosse (3 per cento),del tutto assente quando invece si prendono in considerazione pollame e pesce. Insomma: lo studio, che pure va segnalato, va preso con le dovute cautele e soprattutto conferma due realtà già ampiamente segnalate dai cardiologi. Non si può puntare ad un introito proteico basato quasi esclusivamente su proteine animali (ad esempio può essere importante consumare anche legumi), e soprattutto non si deve pensare che esistano alimenti “buoni” e “cattivi”. L’alimentazione variata con un elevato introito di vegetali, associata alla giusta attività fisica ed al controllo del peso,  rappresenta un “salvacondotto” per la salute cardiaca. E per le carni, meglio seguire i consigli del medico e non esagerare mai. Anche in prevenzione primaria.