Funziona il sale “speciale” contro l’ipertensione

Troppo sodio fa male alle arterie. Un sale “su misura” messo a punto in Perù diventa un’arma per abbassare la pressione e proteggere il cuore

Funziona il sale “speciale” contro l’ipertensione

Sembra facile. Limitare il cloruro di sodio, il classico sale da cucina, significa prevenire e combattere al meglio l’ipertensione e quindi preservare il cuore. Solo che all’atto pratico raggiungere questo risultato diventa un’impresa, sia per il gusto cui siamo abituati sia perché molto spesso il sale è “nascosto” negli alimenti. E non è sempre semplice evitare di aggiungerlo per rendere più sapida un’insalata o per preparare la classica pasta all’italiana. Per questo appare di grande interesse la ricerca condotta in Perù, che mostra come la semplice sostituzione del sale da cucina con uno a basso contenuto in sodio (ma senza effetto sui cibi e sulla palatabilità) potrebbe diventare un semplice strumento per impattare sulla salute cardiovascolare. Lo studio è stato presentato al Congresso della Società Europea di Cardiologia ed ha coinvolto per tre anni una regione del Perù scelta non a caso: nell’area di Tumbes, infatti, si “assume” molto sodio e, di conseguenza, è elevata la prevalenza dell’ipertensione. Il sale impiegato è costituto da un quarto di potassio e dal 75 per cento da sodio. Gli autori della ricerca fanno parte di un centro di ricerca dell’Università Cayetano Heredia di Lima chiamato Cronicas (Centre of Excellence in Chronic Diseases). Sono state prese in esame poco meno di 2500 persone, sia uomini che donne. La regione è stata scelta proprio per la carenza di conoscenza sulla problematica: gli abitanti della zona avevano particolari difficoltà a recepire il messaggio del rapporto “pericoloso” tra sale, sodio, aumento della pressione e rischio cardiovascolare.

Dall’informazione alla sanità pubblica

L’intera iniziativa “culturale” volta a ridurre l’introito di sodio è stata preceduta da una campagna di marketing che ha coinvolto i residenti. Prima è stato scelto il nome del succedaneo del classico sale da cucina, chiamato Salt-Liz, poi questo è stato distribuito direttamente alle famiglie, alle mense ed ai negozi. La misurazione della pressione, parametro indiretto dell’introito eccessivo di sodio, si è ripetuta ogni cinque mesi per circa tre anni. La riduzione della pressione è stata particolarmente significa nei soggetti con ipertensione, meno in quelli normotesi. Ovviamente si parla di cali die 1-2 millimetri di mercurio, ma comunque in grado di segnalare quanto il semplice mutamento nella composizione del sale possa avere impatto in termini di salute della popolazione. Stando ai calcoli effettuati dai ricercatori dell’America Latina, per quanto riguarda il rischio di sviluppare ipertensione, il sostituto del sale ha ridotto di quasi la metà la probabilità del rischio, rispetto a quanto ottenuto con il sale “normale”. Insomma: chi aveva la pressione alta l’ha ridotta e chi aveva la pressione normale ha diminuito il rischio di diventare iperteso. Il tutto con un semplice intervento di sanità pubblica di basso costo e di facile realizzazione. Un bel risultato, e senza problemi per la buona cucina.

 

(FM)