Uova sì, ma con giudizio: mai superare quota 300 di colesterolo alimentare

Ricerca australiana riporta che l’assunzione fino a 12 uova la settimana non aumenterebbe il rischio cardiovascolare nelle persone con diabete o pre-diabete. Ma i nutrizionisti raccomandano cautela: occorre considerare l’intera alimentazione. I dati sono riferiti ad un “campione” difficile da ricreare nella vita reale.

Uova sì, ma con giudizio: mai superare quota 300 di colesterolo alimentare

Uno dei primi consigli che si danno quando una persona punta a limitare il colesterolo è ridurre al minimo – non oltre tre la settimana – l’assunzione di uova. Ora però arriva una ricerca dall’Australia che sembra contrastare con i dettami della nutrizione preventiva in campo cardiovascolare. Come riporta il lavoro apparso su American Journal of Clinical Nutrition e condotto dall’equipe Dr Nick Fuller dell’University's Boden Institute of Obesity, Nutrition, Exercise and Eating Disorders al Charles Perkins Centre insieme all’Università di Sidney e al Royal Prince Alfred Hospital, anche arrivando a consumare dodici uova la settimana per un anno non si avrebbero differenze in termini di rischio cardiovascolare nelle persone con diabete o pre-diabete. Lo studio conferma, prolungandole nel tempo, le osservazioni che rilevavano risultati simili ma solo a tre mesi di monitoraggio in uno studio che metteva a confronto una popolazione che consumava 12 uova a settimana o meno di due. Nelle rilevazioni a un anno, controllando le persone nell’ambito di una dieta mirata a perdere peso, il risultato non è significativamente mutato.  Nella popolazione osservata i diversi gruppi hanno inoltre ottenuto una perdita di peso simile, anche in questo caso del tutto indipendentemente dal numero di uova consumate. E non si sono osservate variazioni significative per quanto riguarda il rapporto tra consumo di uova, glicemia e valori della pressione arteriosa. Attenzione, però. Lo stesso Fuller segnala un passaggio fondamentale: “la nostra ricerca indica che le persone non debbono modificare il consumo di uova se questo però fa parte di una dieta sana – rileva l’esperto. Una dieta sana come quella indicata dallo studio infatti deve enfatizzare la sostituzione dei grassi saturi con quelli monoinsaturi e polinsaturi, come ad esempio l’avocado e l’olio d’oliva”.

Ciò che conta è lo stile di vita, oltre all’alimentazione

Secondo Fuller lo studio rappresenta un tassello in più nel mosaico delle conoscenze sull’assunzione di uova e mostra che il consumo di questi alimenti, ricchi tra l’altro di proteine nobili e a basso costo, potrebbe avere un effetto limitato sui valori di colesterolo LDL. E soprattutto gli esiti dell’indagine mostrano come queste indicazioni possano diventare patrimonio non solo per le persone con diabete o pre-diabete, ma anche per la popolazione generale. “Il problema è che non si può considerare un unico elemento nutrizionale per definire una sana alimentazione, ma occorre considerare tutti gli alimenti che vengono introdotti in termini qualitativi e quantitativi e lo stile di vita di una persona – ammonisce Andrea Ghiselli, presidente della Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione (Sisa). Esistono già diversi studi che dimostrano come il consumo di uova fino ad uno al giorno non ha impatto sui valori del colesterolo nel sangue e questo è comprensibile considerando che il colesterolo alimentare partecipa per il 15 per cento circa al colesterolo che si ritrova nel sangue. Il problema è che queste rilevazioni vengono fatte su popolazioni che seguono precise regole in termini di stile di vita e quindi non possono essere trasferite tout court sulla popolazione generale. Se una persona considera che ogni giorno l’introito di colesterolo con l’alimentazione non deve superare i 300 milligrammi, ricorda che la qualità dei grassi è importante in questo senso e privilegia quelli insaturi, segue un’alimentazione che abbia un indice glicemico accettabile e svolge una regolare attività fisica il consumo di un uovo in più non è un problema. Ma occorre trovarsi in queste situazioni ideali, che non sempre si riflettono nelle abitudini di ogni giorno”.

(F.M.)