Ecco le regole giuste per l’attività fisica dopo un infarto

Non bisogna esagerare: attenzione a non accelerare troppo i battiti. Le indicazioni degli esperti della Società Europea di Cardiologia

Ecco le regole giuste per l’attività fisica dopo un infarto

Il movimento fa bene. Sempre, anche dopo un infarto. ma non bisogna mai dimenticare che “il troppo stroppi” e non bisogna sentirsi di colpo pronti a qualsiasi sforzo fisico.  L’importante è seguire sempre le indicazioni del cardiologo e ricordarsi una norma molto semplice: se si riesce a parlare normalmente, magari incontrando qualcuno durante il jogging, senza che il “fiatone” tolga letteralmente la parola, significa che siamo ancora nell’ambito delle prestazioni sostenibili. Ma se la voce scarseggia e c’è bisogno di riempirsi d’ossigeno, stiamo esagerando. Sono anche molto pratiche, pur se in questo caso rese davvero in modo semplice le indicazioni che vengono dal gruppo di ricerca della Società Europea di Cardiologia (ESC) che ha recentemente stilato le linee guida per l’attività fisica nelle persone cardiopatiche. Se in termini generali bisogna sempre tenersi in forma, facendo almeno due ore e mezza di attività fisica ogni settimana, bisogna comunque seguire qualche semplice abitudine per non esagerare. Secondo gli esperti, prima di tutto occorre ricordare che muoversi fa bene, sia in chiave preventiva quando si è in buona salute sia dopo una patologia cardiaca, che in qualche modo ha intaccato le capacità di spinta del sangue da parte del cuore. Tuttavia non si può e non si deve generalizzare. Gli esperti ricordano che è fondamentale avere dettami disegnati esattamente sulle caratteristiche del soggetto, sul danno cardiaco,  sulle condizioni generali di salute e sulla presenza di eventuali altre patologie, così da ottimizzare l’impatto del trattamento. Con un consiglio generale, che viene proprio da chi ha steso queste linee guida: oltre a ridurre i rischi per chi è sano, grazie al movimento “intelligente” si possono anche abbassare anche i pericoli di morte prematura in chi sa di essere malato. E bisogna ricordare che considerare l’esercizio come il “grilletto” che fa partire un infarto, in chi è controllato e segue le regole del medico, è estremamente bassa.

Ad ognuno il suo esercizio

Muoversi è fondamentale. Magari scegliendo anche ambienti poco inquinati, pur se dalle linee guida emerge chiaramente come il beneficio dell’esercizio superi di gran lunga i potenziali rischi legati all’inalazione di sostanze presenti nell’atmosfera. Poi, sempre rimanendo sulle caratteristiche generali dello sforzo, bisogna davvero calibrare le attività in modo corretto. Stando a quanto riportano le indicazioni degli esperti il movimento aerobico di entità moderata o più intensa (questo dipende dalle capacità residue del cuore dopo una patologia) sarebbe indicato per chi soffre di ipertensione o diabete. Vanno benissimo corsa lenta, piscina o passeggiate in bicicletta, ovviamente senza puntare sulle cime che affrontano i grandi scalatori. Ma a questi, in modo intelligente, si possono associare anche esercizi mirati al potenziamento muscolare, come si può fare, senza stress eccessivi, sollevando pesi non particolarmente pesanti. Attenzione va invece prestata a chi ha dovuto sottoporsi ad un impianto di pacemaker in seguito ad aritmie o a problemi nella frequenza cardiaca: in questi casi bisogna soprattutto evitare sport che potrebbero portare a scontri con altri contendenti, come ad esempio il calcetto. Si tratta solo di esempi: l’importante è che l’esercizio fisico non sia solo un dovere e quindi sia vissuto come una terapia, ma piuttosto un piacere, capace di rilasciare anche endorfine che fanno bene al fisico ed al morale. La ricetta ideale per ognuno parte quindi da un ottimale rapporto medico-paziente.