L’attività fisica si associa a miglior decorso in caso d’infarto

Originale studio su European Journal of Preventive Cardiology: muoversi regolarmente influisce positivamente sugli esiti dell’attacco cardiaco

L’attività fisica si associa a miglior decorso in caso d’infarto

Che l’attività fisica regolare sia un salvacondotto per cuore e arterie è risaputo, così come si sa che la sedentarietà “pesa” in senso negativo sui rischi. ora però arriva una ricerca mirata che permette di vedere anche come esista un’associazione tra quelle che sono le abitudini al movimento e il rischio di avere esiti peggiori nel breve termine dopo un infarto. e il risultato non lascia dubbi: l’attività fisica regolare protegge il cuore ma, su questo versante, si associa anche ad un minor rischio di decesso nei primi giorni dopo un attacco cardiaco nelle prime quattro settimane dopo l’episodio acuto di ischemia. Lo studio, condotto da Kim Wadt Hansen del Bispebjerg Hospital di Copenhagen, è stato pubblicato su European Journal of Preventive Cardiology e si basa su una metanalisi relativa alle informazioni derivanti da dieci diverse popolazione osservazionali europee, che comprendevano anche i partecipanti sani con una valutazione di base dell'attività fisica. in questi soggetti, quando hanno avuto un attacco di cuore durante il follow-up (totale poco più di 28.000 persone) si sono valutati appunto gli esiti dell’infarto in termini di mortalità. , I partecipanti sono stati classificati in base al loro livello settimanale di attività fisica nel tempo libero come sedentario, basso, moderato o alto. L'associazione tra il livello di attività e il rischio di morte a causa di un attacco di cuore (istantaneamente ed entro 28 giorni) è stata analizzata separatamente in ciascuna coorte e quindi i risultati sono stati raggruppati. Le analisi sono state aggiustate per età, sesso, diabete, pressione sanguigna, storia familiare di malattie cardiache, fumo, indice di massa corporea, colesterolo nel sangue, consumo di alcol e stato socioeconomico. 

Cosa emerge dalla ricerca?

Nella popolazione in esame i morti nelle prime quattro settimane dall’infarto sono stati il 17,7% del totale, comprendendo anche le morti improvvise, che pesano per oltre il 60%. Ma la situazione, ovviamente, non è risultata la stessa in base al tipo di attività fisica normalmente effettuata con una chiara associazione protettiva, in termini generali, dell’esercizio regolare, addirittura con un rapporto tra quantità di esercizio e possibili rischi. in particolare, si è visto che chi nel tempo libero svolgeva un’attività fisica moderata o “spinta” aveva un rischio inferiore del 33% e del 45% di morte istantanea rispetto agli individui sedentari. A 28 giorni questi numeri erano rispettivamente del 36% e del 28%. Lo stesso Hanes spiega che “si è riscontrato un beneficio immediato per la sopravvivenza della precedente attività fisica nel contesto di un attacco di cuore, un beneficio che sembrava preservato a 28 giorni". Insomma: stando a quanto riportato dall’indagine, combattere la sedentarietà si conferma importante per proteggere il cuore anche in caso di grave ischemia. Le linee guida europee raccomandano che gli adulti sani di tutte le età eseguano almeno 150 minuti a settimana di intensità moderata o 75 minuti a settimana di attività fisica aerobica di intensità vigorosa o una combinazione equivalente.