Colesterolo alto post-Covid-19, non mandiamo in vacanza le cure

La prevenzione nei confronti dei fattori di rischio è fondamentale. Occorre seguire i consigli del medico

Colesterolo alto post-Covid-19, non mandiamo in vacanza le cure

 

Covid-19 ci ha insegnato tanto. E non solo perché la pandemia ha drasticamente ridotto gli accessi alle cura in acuto dopo un infarto o un ictus, con evidenti ripercussioni sulla mortalità a breve e sulle complicanze a lungo termine, ma anche perché ha messo in luce quanto la responsabilità nei propri confronti e nell’ambito della comunità sia la chiave per il benessere. Questo significa anche e soprattutto seguire le indicazioni dei curanti, specie per chi è ad alto rischio cardiovascolare. Un esempio? Chi ha superato un infarto un ictus e quindi deve tenere sotto controllo con grande attenzione i fattori di rischio, primo tra tutti l’aumento del colesterolo. “L’ ipercolesterolemia, ovvero il colesterolo cattivo o LDL, è un fattore di rischio per chi è stato colpito da un infarto che può essere causa di successivi eventi cardiovascolari – spiega Francesco Fedele, Professore ordinario di Cardiologia Università La Sapienza, Roma Occorre quindi che il paziente mantenga dei parametri al di sotto dei 55 mg/dl se rientrante nella definizione “a rischio molto alto” e minori di 70 milligrammi per decilitro per pazienti “a rischio alto”. Fatta questa premessa, diventa fondamentale stabilire un piano terapeutico mirato che aiuti a mantenere tali parametri. Questo oggi è possibile attraverso l’impiego di terapie a base di statine/ezetimibe e, nel caso non fosse sufficiente, di farmaci più innovativi come gli anticorpi monoclonali PCSK9”. Chi ha affrontato un infarto, insomma, è un paziente cronico, al pari di uno diabetico od oncologico. “Deve dunque comprendere che, una volta superato l’evento acuto, è importante seguire le terapie in modo puntuale e costante, altrimenti il rischio è che la patologia progredisca – riprende l’esperto. Per questo se nel periodo di emergenza i pazienti hanno interrotto o sono stati discontinui nelle cure, non solo per quanto riguarda l’ipercolesterolemia ma anche per l’ipertensione o la terapia antiaggregante, hanno di fatto aumentato il rischio di incorrere in un successivo evento cardiovascolare.

Quali “compiti per le vacanze”?

Occorre mettersi in contatto con il medico. Appare importante eseguire un esame del sangue prima di partire per verificare che i parametri siano sotto controllo e nel caso rimodulare il piano terapeutico rimane fondamentale. “Ormai gli ambulatori hanno ripreso la propria attività in assoluta sicurezza e non vi è più motivo per il paziente di temere un’infezione da Covid – segnala Fedele.  Non partire senza avere con sé la terapia stabilita e sufficiente a coprire l’intero periodo di ferie è un altro punto importante. Ricordiamo sempre che comunque, in caso di dimenticanza, nel nostro paese reperire i farmaci è semplice. Infine, per quanto riguarda l’ipercolesterolemia, non bisogna mai modificare o interrompere la terapia prescritta dal proprio specialista o dal medico di famiglia”.  Altre indicazioni? Secondo Fedele “è necessario un po’ di buonsenso perché questi pazienti sono più vulnerabili nei confronti di un’eventuale infezione ed è importante assumere i comportamenti personali più corretti per limitare la diffusione del virus, come mantenere la distanza di sicurezza, indossare correttamente la mascherina e igienizzare spesso le mani. Inoltre, consigliamo allo stesso tempo di superare la paura, o meglio il panico da Covid, e seguire tutte le prescrizioni terapeutiche e i controlli fondamentali nel follow-up delle patologie cardiovascolari. Invito a una particolare attenzione nel corretto utilizzo dei farmaci antipertensivi, ipolipemizzanti e antidiabetici per il raggiungimento e il mantenimento dei valori target di pressione arteriosa, glicemia e colesterolemia”.

 

(FM)