Colesterolo, buone nuove per terapie “a misura di paziente”

Presentati al Congresso dell’American Heart Association due studi su pazienti ad alto rischio: incoraggianti risultati, in particolare nel sesso femminile, con acido bempedoico

Colesterolo, buone nuove per terapie “a misura di paziente”

E’ dura, davvero dura raggiungere la vetta, ovvero l’obiettivo in termini di livelli di colesterolo cattivo o C-LDL, per chi è ad alto rischio di infarto o ictus o ha già avuto attacchi cardiaci. E non sempre si ottengono gli obiettivi desiderati, in base al profilo di rischio. Le Linee Guida messe a punto dalla Società Europea di Cardiologia (ESC) infatti dicono che in chi è ad altissimo rischio occorre raggiungere valori di LDL inferiori a 55 milligrammi per decilitro e almeno dimezzare il colesterolo LDL. Questa è solo la punta dell’iceberg nel controllo del colesterolo LDL, che ovviamente va controllato, caso per caso, in base alle necessità e alle indicazioni del medico. Ai farmaci disponibili, come le statine, ezetimibe e i moderni anti-PCSK9 (gli anticorpi monoclonali “intelligenti”) si sta aggiungendo un profarmaco, chiamato acido bempedoico che agisce con un meccanismo d’azione diverso rispetto ai precedenti. Due studi presentati alla Sessione Scientifica virtuale dell’American Heart Association (AHA) 2020 dimostrano che il trattamento con questo medicinale può migliorare ancora, in termini di abbassamento dei valori di colesterolo LDL, quanto si ottiene con le statine. A dirlo è un'analisi aggregata, che ha incluso 3.621 pazienti, studiando la riduzione del C-LDL nei partecipanti di sesso maschile rispetto alle partecipanti di sesso femminile aggregati in due gruppi; uno trattato con statine e l’altro intollerante alle statine. I risultati hanno mostrato che l'acido bempedoico, rispetto al placebo, ha ridotto significativamente il C-LDL alla dodicesima settimana in entrambi i sessi.  Il gruppo di pazienti trattati con statine comprendeva soggetti con malattia cardiovascolare aterosclerotica e/o ipercolesterolemia familiare eterozigote che stavano ricevendo una terapia ipolipemizzante standard, comprese le statine alla massima dose tollerata. 

Effetti maggiori nelle donne

Nei soggetti considerati nello studio l'acido bempedoico ha ridotto significativamente le LDL del 21,2% nelle partecipanti di sesso femminile rispetto al 17,4% nei partecipanti di sesso maschile. Nel gruppo di intolleranti alle statine, che comprendeva pazienti che non assumevano statine o ne assumono al dosaggio più basso tollerato, il Colesterolo-LDL è stato ridotto del 27,7% nelle partecipanti di sesso femminile rispetto al 22,1% nei partecipanti di sesso maschile. I livelli basali di LDL erano leggermente più alti nelle donne. L'acido bempedoico è stato generalmente ben tollerato da ambo i sessi in entrambi i gruppi. "Questi dati dimostrano i benefici dell'acido bempedoico nelle donne e negli uomini che lottano per mantenere bassi i livelli di Colesterolo-LDL, molti dei quali stanno già assumendo altre terapie ipolipemizzanti per cercare di raggiungere gli obiettivi raccomandati -ha spiegato Anne C. Goldberg, Professore di Medicina della Scuola di Medicina della Washington University. Poiché le donne sono state storicamente sottorappresentate nei dati degli studi clinici e sappiamo che entrambi i sessi sono influenzati in modo diverso dalla malattia, questi risultati sono importanti per analizzare i sessi separatamente e comprendere l'impatto del trattamento su entrambi i gruppi". In Europa le malattie cardiovascolari causano una percentuale maggiore di decessi tra le donne (51%) rispetto agli uomini (42%) uccidendo il doppio delle donne rispetto a tutte le forme di cancro messe insieme. Gli studi mostrano che nei trial clinici sulle terapie ipolipemizzanti, le pazienti sono spesso sottorappresentate e, nella ricerca cardiovascolare, mancano le analisi dei dati sulla base della differenza di genere.