Colesterolo cattivo, più vicino l’uso  di inclisiran

Con due somministrazioni l’anno per via sottocutanea il medicinale permette di ridurre il colesterolo LDL nei soggetti più a rischio. La conferma dal New England Journal of Medicine

Colesterolo cattivo, più vicino l’uso  di inclisiran

Al momento non è ancora disponibile per la terapia, ma già le istituzioni che regolano l’accesso ai farmaci in Europa e negli Usa stanno valutando i dossier relativi agli studi disponibili. Ma sembrano davvero incoraggianti i dati relativi ad inclisiran un farmaco, che, dopo un ciclo di partenza, può essere somministrato solo due volte l’anno, proprio come una vaccinazione che esige i suoi richiami. Il medicinale appare di grande interesse per le persone che hanno necessità di cali drastici dei valori di colesterolo LDL, quello cattivo, perché ad altissimo rischio di sviluppare un infarto o un ictus. Il farmaco agisce sulla PCSK9, una proteina presente nell’organismo, e sfrutta la tecnologia della RNA-interference. Grazie a questo meccanismo originale d’azione impedisce la sintesi della proteina PCSK9 attraverso l’inibizione dell’espressione dell’RNA che la codifica. In questo senso opera in modo diametralmente opposto rispetto ai due anticorpi monoclonali già disponibili per la prescrizione medica, che invece bloccano la proteina PCSK9 già espressa, non lavorando sulla sua sintesi. E se questi farmaci consentono di ridurre in modo molto significativo i valori di LDL colesterolo rispetto alle sole statine, ora inclisiran promette ulteriori, importanti passi avanti nel controllo di questo fattore di rischio. Il colesterolo “cattivo”, dovuto a problemi metabolici acquisiti o ad alterazioni genetiche.  Il perdurare di elevati livelli di LDL è considerato una delle cause principali di sviluppo della malattia cardiovascolare aterosclerotica  e può facilitare l’insorgenza di eventi come infarto o ictus. Quando non si raggiungono livelli ottimali di colesterolo LDL nonostante i trattamenti farmacologici, sempre da aggiungere da parte del medico ai mutamenti in positivo degli stili di vita, rimane un rischio più elevato di eventi cardiovascolari gravi.

Cosa riporta il New England Journal of Medicine

Secondo quanto riporta il New England Journal of Medicine, gli studi clinici su inclisiran sono sicuramente incoraggianti. Uno degli articoli pubblicati ha riportato i risultati degli studi ORION-10 e -11, che hanno valutato l’utilizzo di inclisiran, in aggiunta alle terapie ipolipemizzanti massime tollerate, per 18 mesi . Dopo 17 mesi di trattamento inclisiran ha determinato una riduzione del LDL-C aggiustata per il placebo rispettivamente pari al 52 e al 50 per cento e una riduzione aggiustata per il tempo da 3 a 18 mesi rispettivamente pari al 54 e al 49 per cento.  Gli eventi avversi sono stati generalmente simili nei soggetti trattati e quelli che hanno ricevuto placebo.  “Inclisiran, con la sua somministrazione due volte l’anno, ha dimostrato risultati coerenti nei tre studi clinici in termini di riduzione significativa e duratura del colesterolo, ed è stato generalmente ben tollerato – commenta Kausik Ray, dell’Imperial Centre for Cardiovascular Disease Prevention presso l’Imperial College di Londra. Sono dati che avvalorano questo approccio del tutto innovativo alla riduzione del colesterolo LDL per i pazienti che non raggiungono gli obiettivi terapeutici con l’attuale standard di cura”. In questa analisi del New Elgland Journal of Medicine, in un ulteriore contributo scientifico, è stato considerato anche lo studio ORION-9 che ha valutato il trattamento con il farmaco nell’ipercolesterolemia familiare eterozigote, malattia ereditaria che provoca alti livelli di colesterolo-LDL e conduce all’insorgenza di rischio cardiovascolare. In questo studio, inclisiran ha ridotto il colesterolo LDL del 50 per cento a 17 mesi, con una riduzione aggiustata per il tempo del 45 per cento da 3 a 18 mesi, rispetto al placebo. La patologia, in questo caso, nasce dal fatto che la tendenza a controllare il colesterolo è “scritta” nel patrimonio genetico dell’individuo. Si tratta quindi di una forma ereditaria di ereditaria che predispone una persona a sviluppare precocemente malattie cardiovascolari.

 

(FM)