Colesterolo, esiste anche quello “supercattivo”

Ricerca di base spiega come esistano particolari LDL che veicolano il grasso davvero “maligno” per cuore ed arterie. Sotto accusa una sottoclasse specifica

Colesterolo, esiste anche quello “supercattivo”

Il colesterolo non si scioglie in acqua, e quindi non può viaggiare libero nel sangue. Per circolare nel prezioso liquido ha bisogno di speciali “vagoni”, che si chiamano lipoproteine. Queste non sono tutte uguali, ma sono più o meno dense. E quindi  diverse per quanto riguarda la loro capacità di rappresentare un “pericolo” per le arterie. Il colesterolo che definiamo “cattivo”, perché tende a mantenere il grasso legato a lipoproteine che lo mantengono all’interno dei vasi, è l’LDL. Il colesterolo quindi si si può “accumulare” in presenza di lesioni sulla parete interna dei vasi, formando la placca ateromatosa tipica dell’aterosclerosi. Anche i trigliceridi alti nel sangue possono favorirne la produzione, perché la loro presenza stimola la produzione dei precursori delle LDL, chiamati VLDL. Queste, fino a qualche tempo fa, erano le certezze. Ora però una ricerca apparsa su Internationl Journal of Nanomedicine dice che non tutto il colesterolo cattivo sarebbe ugualmente temibile. Ci sarebbero infatti alcune sottoclassi specifiche capaci di risultare particolarmente pericolose per la circolazione. A ricordarlo, ponendo anche in dubbio lo stesso paradigma del colesterolo LDL in generale come unico fattore di rischio sotto l’aspetto lipidico, è Tadeusz Malinski, lo studioso che ha condotto la ricerca. Secondo l’esperto la sottoclasse B dell'LDL sarebbe davvero dannosa per l’endotelio, la membrana che ricopre internamente la parete arteriosa, e quindi essere il nemico numero 1 da tenere per la gestione del rischio legato all’aterosclerosi.

Le implicazioni pratiche dello studio

La ricerca è stata condotta all’Università dell’Ohio e mette in luce come occorra sempre di più non limitarsi a considerare il colesterolo LDL in assoluto (il valore nelle persone sane e non a rischio non dovrebbe superare il 130 milligrammi per decilitro). L’indagine dovrebbe infatti andare a valutare anche le sottoclassi, almeno in chi è particolarmente esposto a fattori di rischio cardiovascolare o addirittura ha già avuto un infarto o un ictus, sarebbero infatti tre diverse queste “famiglie” ma solo una, appunto la B, sarebbe particolarmente temibile per le arterie e la loro salute. In attesa di ulteriori valutazione, in ogni caso, nei soggetti a rischio e in prevenzione secondaria bisogna sempre tenere presente la regola che quanto più si tiene sotto controllo (abbassandolo), il colesterolo LDL, a prescindere dalle sottoclassi, meglio è per la prevenzione cardiovascolare. Ma è altrettanto importante ricordare che occorre sempre considerare il rischio cardiovascolare globale, senza concentrarsi su un unico elemento. I dati storici della letteratura scientifica sono molto chiari in questo senso: Un maschio che ha livelli di colesterolo pari a 250 milligrammi per decilitro ha una probabilità di andare incontro a un evento cardiovascolare come infarto ed ictus di poco superiore al 10 per cento. Ma lo stesso uomo, se fuma ed ha la pressione alta oltre a valori di colesterolemia aumentati, presenta un rischio di ammalarsi nei dieci anni successivi di circa il 25 per cento. Nel sesso femminile accade qualcosa di simile. Se la colesterolemia è a 250 milligrammi per decilitro il rischio di infarto o ictus nei dieci anni successivi non supera il 7 per cento. Ma se la donna è anche ipertesa e fumatrice si sale al 17 per cento.

 

(FM)