Colesterolo LDL; l’importanza di raggiungere “quota 70”

Per chi ha avuto un infarto o un ictus, questo è l’obiettivo. Ma troppi pazienti in Italia non arrivano a questa meta. E rischiano di più nuovi eventi potenzialmente evitabili

Colesterolo LDL; l’importanza di raggiungere “quota 70”

Strano davvero, il mondo del colesterolo LDL. Si sa che livelli eccessivi del lipide associato a queste lipoproteine (che tendono a rimanere nel sangue e quindi ad addensarsi nei vasi) possono favorire la comparsa di aterosclerosi ed è altrettanto risaputo che per chi ha avuto un infarto o un ictus occorre raggiungere la soglia di 70 milligrammi per decilitro. Ma purtroppo queste indicazioni di principio spesso rimangono lettera morta quando si deve pensare ai pazienti.  Le linee guida internazionali dicono che “Quota 70” deve essere raggiunto con l’impiego delle statine e, se necessario, aggiungendo alla statina una terapia di altro tipo. Nonostante questo, tuttavia, è difficile raggiungere i risultati raccomandati con le terapie tradizionali.  In questi casi, un aiuto efficace è rappresentato dall’impiego di una nuova classe di farmaci, gli inibitori di PCSK9, come ad esempio Evolocumab. Ma a che punto siamo in Italia in questo senso? “Il colesterolo resta un nemico da combattere e con questa nuova classe di farmaci uniamo efficacia e sicurezza – spiega Pasquale Perrone Filardi, Presidente eletto della SIC (Società Italiana di Cardiologia), e Direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare dell’Università “Federico II” di Napoli. Il problema è che il 50 per cento delle persone che dovrebbero ricevere un trattamento per raggiungere l’obiettivo non lo riceve. Come se non bastasse, nella metà circa dei pazienti curati con i farmaci, il 30-40 per cento non arriva a valori inferiore ai 70 milligrammi per decilitro. Gli inibitori di PCSK9 sono fondamentali per questo scopo perché il sottotrattamento può aumentare il rischio di nuovi ictus e infarti potenzialmente evitabili”.

Il consiglio dell’esperto

Insomma: riuscire a mantenere un livello di colesterolo LDL inferiore a 70 è un obiettivo fondamentale. Se le terapie tradizionali non funzionano o funzionano in parte, non deve esserci rassegnazione da parte del paziente o del medico. “L’impiego degli inibitori di PCSK9, farmaci innovativi, riduce l’incidenza di eventi cardiovascolari importanti come l’ictus e l’infarto – sottolinea Perrone Filardi. Ma conta anche il loro valore in termini di sicurezza. Per Evolocumab, ad esempio sono emersi recentemente dati interessanti relativi alla sicurezza in termini “cardiometabolici”, ovvero sul fronte della possibile correlazione con patologie come il diabete o altri problemi del metabolismo. Si tratta di informazioni che rassicurano e che si aggiungono alle evidenze di sicurezza già disponibili dopo cinque anni di osservazione”. Ciò che conta, secondo gli esperti, è quindi ricordare che il colesterolo LDL va combattuto al massimo delle forze, sia nei soggetti a rischio che non hanno ancora avuto episodi cardiovascolari sia in chi ha superato un infarto e/o un ictus cerebrale e deve quindi limitare i rischi di nuovi episodi. Grazie alla disponibilità degli inibitori di PCKS9, oggi è possibile intervenire con piani terapeutici integrati che lo specialista dovrebbe valutare ogni qualvolta il quadro clinico lo richieda.