Colesterolo, chi lo conosce lo evita?

L’aumento di questo grasso nel sangue è tra i fattori di rischio più noti, ma si fa poco soprattutto in prevenzione primaria. Un test a domicilio può aiutare, così come le sane abitudini, in accordo con il medico

Colesterolo, chi lo conosce lo evita?

A prima vista sembra che il tema colesterolo sia tra i più sentiti dagli italiani quando si parla di salute. Secondo un’indagine condotta da IQVIA  infatti, l’ipercolesterolemia si attesta sul podio – dopo ipertensione e problemi reumatici - delle patologie più note tra gli italiani over 65 e il 40 per cento riferisce di averne esperienza in famiglia. Il problema è poi che sul fronte pratico spesso non ci si preoccupa di controllarlo e soprattutto di tenerlo a bada. Ricordando che deve essere sempre il medico ad indicare l’approccio ideale per combattere l’ipercolesterolemia, scegliendo caso per caso le alternative da proporre che vanno dalle modifiche dello stile di vita e dell’alimentazione fino ai farmaci, occorre che le persone facciano di più. Soprattutto in prevenzione primaria, ovvero quando si è in salute e il profilo di rischio cardiovascolare è accettabile: non bisogna dimenticare il monito degli esperti dell’American Heart Association che nel loro congresso hanno ribadito che  il colesterolo alto a qualsiasi età aumenta il rischio cardiovascolare in modo significativo. Secondo le più recenti linee guida internazionali della Società Europea di Cardiologia (ESC) e di quella per l’aterosclerosi (EAS), il primo passo per la gestione delle dislipidemie - tra i principali fattori di rischio cardiovascolare – è rappresentato dalla prevenzione primaria attraverso un approccio non farmacologico che, agendo sui fattori modificabili, può consentire di prevenire fino all'80 per cento delle malattie cardiovascolari. “Le cause delle patologie cardiovascolari sono numerose, per lo più modificabili e legate a stili di vita come il fumo, la mancanza di attività fisica e le abitudini alimentari scorrette, ma anche la pressione sanguigna, il diabete di tipo 2 e la dislipidemia. Oggi le strategie di prevenzione primaria hanno un ruolo chiave nella gestione del rischio cardiovascolare - spiega Alberico Catapano, professore ordinario di farmacologia presso il Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università di Milano - Per questo motivo agire d’anticipo è fondamentale”.

Un nemico che non dà segnali

 “Livelli alti di colesterolo, in genere, non causano alcun sintomo e spesso la persona non sa di avere i parametri fuori dagli standard ottimali ed essere più esposta al rischio cardiovascolare - interviene Matteo Pirro, Direttore S.C. Medicina Interna dell’Università degli Studi di Perugia. In questo scenario, poter disporre di strumenti di misurazione di facile utilizzo può fare la differenza, consentendo di monitorare in modo costante i propri valori e favorendo, laddove necessario, l’adozione di interventi correttivi, che possono includere, accanto a stili di vita e dieta, anche l’impiego di un integratore alimentare, su consiglio e sotto il controllo del proprio medico”. Gli italiani, insomma, sono avvisati: per il colesterolo meglio giocare d’anticipo. La tendenza, peraltro, stando a quanto riporta l’indagine di IQVIA sembra seguire questa linea. Il cittadino - in particolare nel segmento over 65 – appare sempre più attento alla salute (70 per cento) e propenso alla prevenzione attraverso screening e controlli (65 per cento). A fronte di questa predisposizione, meno di un over 65 su quattro dichiara però di essere in grado di risolvere i propri problemi di salute e ben l’80 per cento è interessato ad aumentare questa capacità. Gli integratori rappresentano già una soluzione a cui circa 3 milioni di italiani ricorrono come aiuto per il controllo del colesterolo, con una prevalenza nella scelta d’acquisto guidata dalle donne (due su tre) e un’età media superiore ai 60 anni. Se un terzo dei consumatori che arriva in farmacia ha già consultato il medico e ha le idee chiare, per i restanti due terzi il ruolo del farmacista e della farmacia si confermano cruciali.  La farmacia è quindi un luogo di empowerment e servizio, sia per la popolazione senior (sono quasi 6 su 10 gli over 65 che chiedono informazioni sulle terapie al proprio farmacista), sia per i segmenti più giovani (40-50 anni), che spesso non hanno ancora consultato un medico e possono quindi iniziare in farmacia un percorso di conoscenza e prevenzione.