Nelle donne il colesterolo buono allontana il deficit cerebrale

Se i valori di colesterolo Hdl sono abbastanza elevati, si rischia di meno il deficit della sostanza bianca cerebrale. Il dato raccolto in una popolazione femminile seguita per decenni

Nelle donne il colesterolo buono allontana il deficit cerebrale

Qualche tempo fa, una doccia fredda che è suonata come una beffa. Chi pensava che “più ce n’è meglio è”, parlando del colesterolo Hdl, si è trovato a disagio leggendo i risultati dello studio condotto nell'ambito dell'Emory Cardiovascular Biobank, che ha valutato la relazione fra i livelli di colesterolo Hdl e rischio di infarto e morte in quasi 6.000 persone, in gran parte cardiopatiche. In pratica, nei quattro anni successivi il tasso di infarti o decessi è risultato più basso nel gruppo che aveva valori medi (40-60 milligrammi per decilitro) rispetto a chi aveva meno o più Hdl, quasi a significare che anche gli eccessi di colesterolo “buono” potessero rivelarsi nocivi per il cuore. Ora però a dare tranquillità a chi si affida alla propria base genetica che si rivela ottimale per il colesterolo Hdl consentendo un’elevata produzione di proteine trasportatrici ad effetto positivo, arriva una notizia che ha il sapore della rivincita. Grazie a questo trasportatore “buono” delle particelle di grasso che rischierebbero di accumularsi sulla parete delle arterie, infatti, si preserverebbe anche il cervello dagli insulti del tempo. A far rilevare questo particolare effetto è una ricerca apparsa su Brain Imaging and Behavior , che ha preso in esame più di 130 donne seguendole per vent’anni sia attraverso esami mirati sulla struttura cerebrale (serie di risonanze magnetiche) sia sotto l’aspetto cognitivo. condotto su 135 donne monitorate per vent’anni. Chi aveva le Hdl in quantità “normali” (quindi senza eccessi) ha mostrato prestazioni cognitive migliori nel tempo, e soprattutto ha mostrato meno danni alla sostanza bianca cerebrale sulla scorta delle risonanze magnetiche.

Le indicazioni pratiche

Per ora non è possibile trarre conclusioni definitive dalla ricerca, condotta nell’ambito del Women’s Healthy Ageing Project in Australia, ma è certo che questi dati sono di sicuro interesse soprattutto a riprova del legame che esiste tra fattori di rischio cardiovascolare e salute cerebrale. In particolare quando il colesterolo Hdl si mantiene a livelli elevati, si riduce il rischio di rilevare una caratteristica immagine alla risonanza magnetica che disegna quella che gli esperti chiamano “iperintensità” della sostanza bianca. Questa condizione sarebbe correlata all’insorgenza di problematiche cerebrali e di malattia di Alzheimer. Il dato clinico, insomma, sembra confermare un’ipotesi di laboratorio che da tempo è all’attenzione della scienza. Solo qualche tempo fa una ricerca coordinata dell’Università di Cambridge ha dimostrato che il colesterolo potrebbe agire agevolando la formazione della proteina beta-amiloide, tipica della malattia di Alzheimer. mettendo in moto i meccanismi che portano alla formazione della proteina e facilitandone l’aggregazione. Chissà che le Hdl, il colesterolo “buono” non possano avere effetti anche su questo fronte.