I farmaci antifumo sono sicuri per il cuore

Nei controlli ad un anno, non aumentano il rischio cardiovascolare. Lo dice una ricerca su oltre 8000 persone pubblicata su Jama Internal Medicine

I farmaci antifumo sono sicuri per il cuore

Il fumo di sigaretta, si sa, è uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare. Smettere di fumare è quindi fondamentale, pur se può essere un’impresa difficile, considerando che in base ai dati del Progetto Cuore riportati sul Documento di Consenso e Raccomandazioni per la Prevenzione Cardiovascolare 2018 (Numero speciale del Giornale Italiano di Cardiologia), nel 2016 i fumatori erano il 27,3% della popolazione maschile e quali una donna su cinque fumava. Il trattamento farmacologico attuato nei centri specializzati, si basa fondamentalmente su due farmaci vareniclina e bupropione, e sulla terapia sostitutiva con nicotina. Ed ha dimostrato di poter influire positivamente sull’abbandono della sigaretta. Ma c’era una sorta di freno, nel suo impiego legato al fatto che nel tempo si sono accumulate osservazioni che non facevano luce sull’impatto di questi approcci sulla salute cardiovascolare.

A fare chiarezza, dimostrando che l’assunzione dei medicinali “anti-fumo” non farebbe aumentare il rischio di eventi cardiovascolari, è una ricerca apparsa su Jama Internal Medicine coordinata da Neal Benowitz dell’Università della California di San Francisco. Lo studio EAGLES, questo il nome dell’indagine scientifica, ha preso in esame 8058 adulti di età media di circa 46 anni e di entrambi i sessi: i soggetti inseriti nella ricerca, tutti motivati ad abbandonare le sigarette, sono stati divisi in quattro gruppi ed hanno ricevuto rispettivamente bupropione, vareniclina , il cerotto che rilascia nicotina con dosaggio progressivamente in diminuzione oppure un semplice placebo. Il trattamento è stato seguito per circa tre mesi. Al termine di questa prima fase più della metà delle persone che avevano fatto parte dello studio è stata seguita nel tempo, con un’osservazione di quaranta settimane ulteriori e previa eliminazione dalla ricerca dei soggetti che già presentavano una malattia cardiovascolare acuta o comunque instabile. Dopo cinquantadue settimane, verificando i risultati, si è visto che non ci sono state variazioni significative del numero dei battiti e della pressione arteriosa e soprattutto che non si è verificata una differenza significativa nelle percentuali di infarto o ictus nei quattro gruppi seguiti. Lo studio sembra quindi confermare la sicurezza sul fronte della salute cardiovascolare delle terapie farmacologiche per favorire l’abbandono delle sigarette. Secondo gli autori della ricerca “dai risultati emerge che nella popolazione generale di individui fumatori il beneficio procurato alla salute cardiovascolare da parte della farmacoterapia per smettere di fumare supera ogni rischio di danno cardiovascolare indotto dagli stessi farmaci”.

I farmaci antifumo sono sicuri per il cuore

Come agiscono i trattamenti

La terapia sostitutiva nicotinica opera contrastando la sensazione di astinenza da nicotina. Praticamente non ha controindicazioni, se non problemi della pelle in caso di utilizzo di cerotti. In gravidanza va impiegata solo come ultima ratio. Il buproprione è invece un antidepressivo, va impiegato con cautela in presenza di patologie psichiatriche e non è indicato se c’è storia di anoressia e bulimia, o per chi soffre di epilessia o ha subito traumi cranici. La vareniclina, infine, opera “occupando” i recettori per la nicotina. Non deve essere usato in chi soffre di insufficienza renale grave e non va impiegato prima di due mesi in chi ha subito un infarto o un ictus. Certo è che per ogni fumatore occorre un approccio personalizzato, sulla base della quantità di sigarette fumate ogni giorno, della reale presenza di dipendenza, tra chi fuma quotidianamente ad esempio nel 30-50 per cento dei casi questa non esiste, e dalla presenza di stati depressivi o altre situazioni che rendono più difficile l’abbandono.  Le uniche terapie scientificamente testate con studi clinici sono il counselling, i farmaci e i sostituti della nicotina. In ogni caso, per chi cerca anche altre vie, esiste la possibilità di affidarsi a trattamenti diversi, come ad esempio l’agopuntura, che viene applicata a volte anche per la disassuefazione dal fumo. Punta ad agire direttamente sui centri nervosi che favoriscono la dipendenza, in particolare da nicotina, e quindi dovrebbe mettere in atto una sorta di “condizionamento” che porterebbe a smettere di fumare. Sfrutta i principi base dell’agopuntura, anche l’auricoloterapia, che mira ad agire direttamente nell’area dell’orecchio. L’obiettivo è arrivare a interferire, proprio sviluppando il trattamento su cinque specifici punti che paiono avere un’azione mirata sull’ansia che si lega alla necessità di accendere la sigaretta, con la sensazione di astinenza che si sviluppa in chi abbandona il vizio. La Laserterapia ha lo stesso obiettivo dell’agopuntura solo che al posto degli aghi si impiegano particolari laser a freddo che mirano ad agire sui punti chiave che rappresentano gli organi. L’obiettivo è quello di combattere l’ansia in chi vorrebbe accendere la sigaretta, grazie al rilasciamento di particolari sostanze chiamate endorfine e neurotrasmettitori, ad azione rilassante e calmante. Infine con l’ipnosi si punta ad attenuare l’astinenza dalla nicotina oltre che a influire sulle abitudini del fumatore più incallito. In pratica durante il trattamento si sfrutta il desiderio del fumatore di smettere che viene però normalmente contrastato da esperienze che lo rendono irrealizzabile. In questo modo l’inconscio potrebbe agire sulla volontà. (F.M.)