L’ipertensione si scopre dal barbiere

Oltre a curare barba e capelli, il “coiffeur” può diventare uno strumento fondamentale di prevenzione per infarti ed ictus. La conferma viene da uno studio pubblicato su Circulation

L’ipertensione si scopre dal barbiere

Dovete tagliare i capelli, dare una spuntatina alla barba incolta oppure sottoporvi ad uno shampoo rigenerante? Non stupitevi se in mezzo a forbici, rasoi e flaconi vari compare un manicotto per misurare la pressione. In futuro, il passaggio nel negozio del barbiere potrebbe trasformarsi in un eccezionale strumento di screening per l’ipertensione, uno dei principali killer per cuore e arterie, corresponsabile di infarti ed ictus. A farlo pensare è una ricerca condotta per due anni nella contea di Los Angeles, negli Usa, raccontata sulla prestigiosa rivista Circulation. A condurre lo studio sono stati gli esperti dello Smidt Heart Institut dell’ospedale Cedars-Sinai della città californiana, che hanno voluto veramente trasferire la prevenzione dell’ipertensione nella vita di ogni giorno. L’iniziativa, come si addice ad uno studio scientifico, ha voluto valutare l’impatto legato alla presenza di un farmacista presso il “coiffeur” rispetto alla semplice azione informativa del barbiere opportunamente preparato sul tema. L’obiettivo è sensibilizzare alla misurazione regolare della pressione arteriosa, che, nella stragrande maggioranza dei casi, non crea problemi. Secondo le stime della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa (Siia)) non più del 55-60 per cento degli italiani ipertesi è ben controllato e almeno un quarto degli ipertesi lo sono, ma non lo sanno; oppure lo sanno, ma non fanno nulla per curarsi. Purtroppo l’ipertensione fa da traino all’insorgenza di malattia ipertensiva e degli altri fattori di rischio: solo il venti per cento degli ipertesi italiani è iperteso e basta. Gli altri hanno già malattia ipertensiva e/o altri fattori di rischio  comparsi prima o più comunemente dopo l’ipertensione arteriosa.

 

I risultati dello studio

 

La ricerca americana ha preso in esame quanto accaduto nel periodo che va tra il 2015 e il 2017 nei negozi di 52 barbieri. Sono stati coinvolti 319 maschi, tra i 35 e i 79 anni di età, con una pressione media di circa 152 millimetri di mercurio.  In alcuni c’era un farmacista che, oltre a controllare la pressione, puntava a convincere l’iperteso “incosciente” sull’importanza di seguire stili di vita salutari e sulla necessità di eventuali trattamenti farmacologici. Negli altri la sensibilizzazione era affidata esclusivamente al barbiere, che si limitava a dare consigli e a rivolgersi al medico. Dopo sei mesi da quel primo incontro “inatteso” per chi puntava solamente a barba e capelli, in caso di presenza del farmacista si è osservato un calo medio statisticamente significativo dei valori pressori rispetto a quanto osservato se solo il barbiere faceva da “confessore” della salute cardiovascolare. Dopo un anno, pur se con presenze sempre più rarefatte da parte dei farmacisti, i risultati sono stati davvero significativi: il calo pressorio nei soggetti che avevano visto il farmacista è stato di quasi 30 millimetri di mercurio per la pressione sistolica, contro poco più di 7 millimetri di mercurio (comunque meglio che niente!) osservati dopo i pacati consigli del barbiere.

Trasferire l’esperienza in Italia non è certo semplice, ma sarebbe comunque estremamente importante per sensibilizzare sull’importanza dei controlli regolari. L’errore più comune che fanno gli italiani in merito alla pressione arteriosa è che non se la misurano: dovrebbero farlo sempre, a partire dall’età pediatrica, anche se stanno bene. Secondo gli esperti il controllo andrebbe fatto almeno una volta l’anno. Ma c’è un altro errore da stigmatizzare: ritenere che sia possibile curarla con una pillola. Non è così: una volta fatti tutti gli accertamenti e curata l’ipertensione arteriosa, bisogna verificare che la pressione diventi normale. I farmaci antiipertensivi sono ottimi e sicuri: la loro efficacia va però verificata misurando la pressione. Non si può infine non considerare e non correggere uno stile di vita improprio: molto spesso gli ipertesi fumano, ad esempio, e mangiano in modo sbagliato.