Il microbioma “speciale” degli ipertesi con depressione

Lo studio del patrimonio genetico dei batteri intestinali svela una differenza in chi è iperteso e depresso, rispetto a chi soffre solo d’ipertensione  o di depressione. Oltre ovviamente a chi non ha problemi

Il microbioma “speciale” degli ipertesi con depressione

C’è un “mondo”, dentro di noi. Una serie di batteri che sono numericamente dieci volte superiori alle stesse cellule dell’organismo e costituiscono quello che gli esperti chiamano microbiota. Il microbioma comprende anche le caratteristiche genetiche dei batteri.  Sia come sia, aumentano le evidenze del ruolo di questa popolazione sulla salute, in moltissimi ambiti della cardiologia, ed ora uno studio condotto dagli scienziati dell’Università della Florida, presentato nell’ambito del Congresso dedicato all’Ipertensione dell’American Heart Association. In pratica, quando la pressione alta si associa alla depressione, la popolazione batterica del tubo digerente sarebbe diversa rispetto a quella di chi è solo iperteso ma non presenta il disturbo dell’umore. Secondo il coordinatore della ricerca Bruce Stevens, in pratica, c’è la sensazione di aver scoperto quasi un nuovo tipo di ipertensione associata a depressione, proprio sulla base del microbiota predominante nelle vie digestive. Proprio analizzando le diverse popolazioni di batteri intestinali presenti in varie persone gli studiosi sono giunti a definire quattro diverse categorie: i sani, chi è solo iperteso, chi è solo depresso, chi presenta entrambe le patologie.

In cerca dei geni

Per giungere a questa conclusione, di estrema complessità scientifica, gli esperti americani hanno raccolto i campioni fecali di 95 volontari che presentavano i vari quadri considerati. Questi sono stati poi analizzati con estrema precisione attraverso una tecnologia innovativa, considerando sia la prevalenza delle varie componenti genetiche presenti sia i “polimorfismi”. Valutando oltre 3000 geni, ne sono stati identificati 86 che entrano in gioco nel distinguere le quattro diverse situazioni valutate. E proprio grazie all’analisi dei geni batterici si è scoperto che esistono davvero le quattro categorie. Insomma: con un elevato intervallo di confidenza gli esperti sono riusciti a tipizzare i batteri più comunemente legati a queste condizioni. Le persone con ipertensione legata alla depressione, in particolare, presentavano una popolazione batterica già precedentemente correlata con le due patologie.  Lo studio dimostra che il gruppo con le due patologie erano particolarmente presenti batteri capaci di interferire su vie metaboliche diverse, dalla degradazione della tirosina fino ad un controllo “a posteriori” sulla sintesi di adrenalina e noradrenalina, le catecolamine che contribuiscono a regolare i valori pressori e la risposta allo stress. Come se non bastasse, il “profilo” invisibile dei germi individuati influirebbe anche sul catabolismo della beta-alanina, con conseguente possibile impatto sulla comparsa di ansia e depressione. Insomma: ad ognuno i suoi batteri intestinali. E forse, in futuro, proprio mirando anche a loro come target ei potrà arrivare ad una medicina personalizzata e ad una miglior gestione delle comorbilità.

 

(FM)