La “resistenza” della pressione alta alle cure

Dal 12 al 15 per cento delle persone in trattamento per ipertensione non risponde a dovere. L’ipertensione resistente è un problema, ma va riconosciuta perché a volte il quadro “inganna”

La “resistenza” della pressione alta alle cure

L’American Heart Association ha pubblicato sulla rivista Hypertension un documento per fare il punto sull’ipertensione resistente, quella situazione in cui non si riesce a portare la pressione a livelli desiderati (130 su 80 millimetri di mercurio) nonostante il trattamento con tre o più farmaci o in altri casi. Il documento rinnova quello del 2008 e si basa su più di 400 studi rivisitati dal comitato che ha steso le nuove indicazioni. Oggi il medico ha criteri più specifici per definire l’ipertensione resistente e fornire le indicazioni utili per il paziente. Prima di arrivare alla diagnosi, tuttavia, occorre considerare diversi aspetti perché a volte ci sono situazioni che possono indurre all’errore e quindi a far assumere terapie in eccesso. Ecco cosa consigliano gli esperti d’oltre Oceano.

  • Seguire bene le cure. L’aderenza alla terapia, ovvero l’assumere con scrupolo i farmaci indicati dal medico, è un elemento chiave del trattamento dell’ipertensione come di altre malattie croniche. A volte le persone non seguono le cure indicate (secondo il documento Usa tra il 50 e l’80 per cento dei pazienti) e quindi l’ipertensione non sembra trattata adeguatamente, con un eccesso di spesa e di possibili effetti indesiderati che si possono evitare con una maggior aderenza alle prescrizioni.
  • Attenzione agli altri farmaci. Ricordate sempre al medico quali altri farmaci assumete a parte quelli per la riduzione della pressione. Gli esperti americani segnalano ad esempio che l’assunzione di alcuni farmaci di automedicazione come gli antinfiammatori non steroidei (Fans) possono influire sui valori pressori innalzandoli, cos’ come altri farmaci, a partire dai contraccettivi orali.
  • Occhio alla sindrome da “camice bianco”. Ci sono persone particolarmente emotiva che tendono ad avere un innalzamento della pressione solo perché si trovano nell’ambulatorio del medico che la rileva. Per vincere l’effetto “ansia” è consigliabile misurare la pressione a domicilio oppure sottoporsi a rilevazioni pressorie multiple durante la giornata con dispositivi indossabili.
  • Dieta a basso contenuto di sale. Il miglioramento dello stile di vita è fondamentale anche in caso di ipertensione resistenti. Gli esperti americani segnalano l’importanza della dieta DASH ricca di frutta, verdura, cereali integrali e latticini a basso contenuto di grassi. Fondamentale è ridurre il sale perché alcune persone sono particolarmente sensibili all’azione del sodio e un calo significativo dell’introito di cloruro di sodio può avere effetti significativi sulla pressione. Inoltre occorre anche puntare sulla perdita di peso e sull’attività fisica.
  • Attenzione all’ipertensione secondaria. Pur se nella stragrande maggioranza dei casi si parla di ipertensione essenziale, cioè senza una causa organica apparente, non va dimenticato che la pressione alta può essere legata anche a patologie che possono essere trattate con risoluzione del quadro pressorio. Ad esempio a volte entra in gioco uno squilibrio ormonale (Iperaldosteronismo) con aumentata secrezione dell’aldosterone che sarebbe presente in circa un paziente su cinque con ipertensione resistente. Anche le malattie croniche renali e la stenosi dell’arteria renale possono indurre ipertensione resistente.

 

(FM)