Il vaccino anti-influenzale protegge il cuore degli ipertesi

L’impatto della vaccinazione sul rischio di decesso per chi soffre di ipertensione è particolarmente significativo. Ma il vaccino protegge in generale il cuore

Il vaccino anti-influenzale protegge il cuore degli ipertesi

E’ ancora presto per parlare di influenza, né si può sapere che tipo di epidemia sarà quella dell’inverno 2019-2020. Ma una cosa è certa. Per chi presenta fattori di rischio cardiovascolari, primo tra tutti l’ipertensione, dovrebbe fare più di un pensiero a vaccinarsi per i virus più tipici dell’inverno. Questa semplice misura di profilassi, infatti, si rivela una straordinaria arma a basso costo per ridurre il rischio di ricoveri e soprattutto di mortalità in chi ha la pressione alta. A dirlo è una ricerca condotta da un gruppo di studiosi dell’Università di Copenaghen, coordinato da Daniel Modin, presentata al Congresso della Società Europea di Cardiologia di Parigi. I risultati dell’indagine, che ha preso in esame le informazioni relative ad oltre 600.000 persone di età superiore ai 18 anni, sono davvero impressionanti. La semplice vaccinazione  preventiva riduce del 18 per cento il rischio di morte durante l’epidemia influenzale in chi soffre di ipertensione. “Tutte le persone con pressione alta dovrebbero sottoporsi alla vaccinazione annuale – ha spiegato Modin. Questa è sicura, di basso costo, facilmente disponibile e contrasta l’infezione influenzale. Inoltre, il nostro studio suggerisce che potrebbe proteggere anche nei confronti di attacchi cardiaci fatali ed ictus da altre cause”. In pratica, ad aumentare il rischio legato ai virus ci sarebbe lo stress indotto dalla risposta necessaria all’organismo per combattere l’infezione. Proprio questo stress sarebbe un potenziale nemico in più per chi soffre di ipertensione, visto che favorisce una serie di risposte potenzialmente nocive per il cuore e i vasi. Lo studio ha preso in esame i soggetti nell’ambito di dieci anni, a partire dal 2007, in corrispondenza delle stagioni influenzali, suddividendo chi era stato vaccinato dagli altri. Poi sono stati seguiti nel tempo, con attenzione per gli eventi mortali Una volta eliminati i possibili fattori confondenti come stato economico, assunzione di farmaci ed altre malattie in corso gli esperti nordici hanno visto che, prendendo in esame quanto accaduto durante le stagioni influenzali, la vaccinazione è risultata associata con una riduzione del rischio relativo di morte per tutte le cause del 18 per cento, di morte per malattie cardiovascolari in generale del 16 per cento e di decesso per infarto o ictus del 10 per cento,

Freddo e virus viaggiano insieme

L’infezione influenzale può essere come la goccia che fa traboccare il vaso in chi ha già il cuore “provato”, appunto per l’ipertensione. Ed ovviamente si aggiunge all’azione del “freddo” che ovviamente si accompagna ad un restringimento del calibro delle arterie, con conseguente aumento della pressione, anche nelle arterie coronariche. L’influenza può rendere ancor più “fragili” le persone già a rischio per ipertensione, anche perché interessa non solo il circolo periferico facendo aumentare la pressione ma coinvolge anche il circolo coronarico, favorendo il possibile calo dell’apporto di sangue al cuore. Ovviamente questa condizione si fa sentire di più nei soggetti fragili, magari per una pregressa patologia cardiaca oppure perché hanno una ridotta capacità di adattamento. L’infiammazione indotta dall’influenza, con la febbre che si presenta per la risposta del corpo al virus, fa aumentare la frequenza del battito, esponendo a stress le pareti cardiache e i vasi. Tutto questo può facilitare l’insorgenza di un problema per la circolazione, spiegando i risultati dello studio danese, in particolare per chi ha già i vasi un pochino più “rigidi” per l’ipertensione.

 

(FM)