Il paradosso dell’obesità? Un falso scientifico

Il più grande studio mai eseguito, apparso su European Heart Journal, mostra chiaramente come con l’aumento di peso cresca anche il rischio cardiaco. Attenzione però a non considerare solo l’indice di massa corporea ma anche la distribuzione del tessuto adiposo!

Il paradosso dell’obesità? Un falso scientifico

Non si può essere fortemente sovrappeso o obesi e non avere ripercussioni sul rischio cardiovascolare. Senza discussione. A mettere un punto fermo sul tema è lo studio condotto su quasi 300.000 adulti, per la precisione 296.535, dai ricercatori dell’Università di Glasgow guidati da Stamatina Iliodromiti. L’indagine è stata pubblica su European Heart Journal e, vista la numerosità del campione, sembra mettere la parola fine al cosiddetto “paradosso dell’obesità, secondo il quale essere obesi o sovrappeso non avrebbe ripercussioni sui pericoli di andare incontro ad un infarto o a un ictus, così come all’ipertensione. In base all’analisi, il rischio sale a partire da un indice di massa corporea di 22-23 chilogrammi per metro quadro.

La popolazione in esame è stata tratta dall’UK Biobank study, perfettamente in salute nel momento del reclutamento, avvenuto tra il 2006 e il 2010. Le osservazioni sono proseguite fino al 2015. I risultati dimostrano il rischio di problemi cardiovascolari aumenta in corrispondenza dell’indice di massa corporea da 22-23, con una crescita fino al 13 per cento nelle donne ogni 5,2 chili per metro quadro e negli uomini ogni 4,3 chili per metro quadro.
Attenzione però: considerare solo questo parametro può risultare fuorviante, perché non conta solo il peso in assoluto ma anche la distribuzione del tessuto adiposo. Considerando una circonferenza addominale di base di 74 centimetri per le donne e 83 per i maschi, il rischio aumenta fino al 16 per cento per le donne ogni 12,6 centimetri di incremento, e per gli uomini del 10 per cento ogni 11,4 centimetri. “Questo è il più ampio studio che offre chiare evidenze contrarie al cosiddetto “paradosso dell’obesità – è il commento di Iliodromiti. Mantenendo un indice di massa corporea intorno a 22-23 chili per metro quadrato le persone sane riducono il loro rischio di sviluppare malattie cardiache o morirne”. Attenzione però a non considerare l’indice di massa corporea l’unico parametro importante, in particolare per le persone anziane che tendono ad aumentare di peso. Conta molto anche la distribuzione del peso corporeo, l’eccesso di tessuto adiposo addominale va sempre considerato a prescindere dal peso totale, ed una valutazione completa dei fattori di rischio. Un fumatore, ad esempio, potrebbe avere un basso indice di massa corporea e quindi sentirsi “in regola” in termini di prevenzione solo perché la sigaretta può ridurre il desiderio di cibo. Un altro parametro da considerare sempre è l’attività fisica, che aiuta a mantenersi in forma e migliora il benessere cardiovascolare. Lo studio scozzese attiva a pochi giorni da un’altra pubblicazione che rivela come le persone obese con malattie cardiache in realtà non vivano più a lungo delle persone normopeso con le stesse malattie, ma piuttosto vengano spesso diagnosticate in più giovane età. La ricerca apparsa su Jama Cardiology dimostra che gli obesi vivono vite più brevi e hanno una maggiore percentuale di vita con malattie cardiovascolari. Chi è in sovrappeso ha invece una longevità simile alle persone normopeso, ma un rischio maggiore di sviluppare malattie cardiovascolari durante la vita, e un maggior numero di anni trascorsi con malattie cardiovascolari.