Dopo un infarto (e non solo!) fondamentale combattere la pancetta

Studio svedese dimostra che chi ha troppo tessuto adiposo nell’addome rischia di più un nuovo attacco di cuore. La “pancia” è un fattore di rischio da considerare

Dopo un infarto (e non solo!) fondamentale combattere la pancetta

Scegliete la via che preferite. Muovetevi regolarmente, controllatevi di più a tavola, contrastate le cattive abitudini. Ma non dimenticate che l’accumulo di grasso all’interno dell’addome, con conseguente produzione della classica “pancetta”, rappresenta un fattore di rischio non solo per andare incontro ad un primo episodio cardiovascolare, ma anche dopo un primo infarto. insomma: sia in prevenzione primaria che in prevenzione secondaria, l’accumulo di adipe nell’addome si può tradurre in un maggior rischio di sviluppare il primo o un secondo infarto o ictus. A rilanciare l’allarme su questo elemento, forse troppo a lungo non considerato, è uno studio pubblicato su European Journal of Preventive Cardiology, condotto da Hanieh Mohammadi del Karolinska Institute di Stoccolma, che ha preso in considerazione oltre 22.000 persone che avevano avuto un infarto. In tutti questi soggetti è stata studiata la possibile correlazione tra la presenza di obesità addominale (parametro fissato con un semplice metro da sarto: quando si superano i 94 centimetri nell’uomo e gli 80 nella donna si parla di questa condizione) e il rischio di presentare un ulteriore infarto o ictus. Il monitoraggio è andato avanti mediamente per poco meno di quattro anni. Detto che quasi quattro maschi su cinque e nove donne su dieci superavano i limiti auspicati per le dimensioni della “pancia”, si è visto che la presenza di questa condizione portava ad un incremento del rischio anche eliminando gli altri fattori potenzialmente nocivi per il cuore, come fumo, diabete, ipertensione e alterazioni del colesterolo.

Perché la “pancia” fa male alle arterie e al cuore?

Non si deve insomma pensare solamente al controllo dei classici fattori di rischio, quando si parla di pericoli di un nuovo episodio cardiovascolare. L’eccesso di cellule adipose nella pancia, infatti, rappresenta di per sé un elemento che aumenta il rischio di infiammazione e quindi è uno stimolo che può aumentare il rischio. Ma non basta. L’adipocita in eccesso favorisce una serie di processi negativi sul sistema endocrino e sul metabolismo, che in primo luogo altera il normale meccanismo di controllo di assunzione di alimenti, mediato soprattutto dalla leptina. Questa sostanza non inibisce l’appetito come dovrebbe e quindi viene favorita l’assunzione ulteriore di alimenti, con costante peggioramento della situazione metabolica. Poi le cellule adipose in eccesso aumentano la produzione di acidi grassi liberi, che vengono  prodotti dalle cellule adipose in eccesso. L’incremento di questi componenti lipidici nel sangue contribuisce ad aumentare i valori dei trigliceridi e di colesterolo LDL nel sangue con progressivo incremento sul rischio cardiovascolare totale. Non solo.  Gli acidi grassi liberi in eccesso si mettono in “concorrenza” con il glucosio e vengono utilizzati al suo posto dai muscoli, per cui si verifica un aumento della glicemia, cioè del glucosio nel sangue. L’aumento del glucosio nel sangue porta alla risposta da parte del pancreas, che aumenta la produzione di insulina. Non solo: in queste circostanze anche l’eliminazione dell’insulina in eccesso da parte del fegato non è efficace, per cui si verifica un aumento dell’insulina nel sangue in presenza di iperglicemia. Inoltre l’eccesso di grasso favorisce l’ipertensione per aumento dell’effetto dell’adrenalina sui piccoli vasi, che quindi risultano più “stretti” (vasocostrizione), sia per l’aumento dell’attività del cortisolo mediata dalle cellule. Questo ormone dello stress incrementa infatti la sintesi di adrenalina.Infine esiste un’azione del sistema renina.angiotensina, che normalmente viene attivato solo in caso di necessità dopo cali pressori. Quindi l’eccesso di grasso favorisce l’aumento della pressione e tende a diminuire l’eliminazione di sodio da parte dei reni con ulteriore incremento della pressione.