Ora legale? Occhio al peso. E al cuore!

Le ricerche condotte nel Nord Europa parlano di possibili aumenti dei casi di infarto con le alterazioni della luce. Ma non bisogna preoccuparsi. Ricordiamo però che l’insonnia può diventare un nemico per la salute del cuore anche facilitando il sovrappeso.

Ora legale? Occhio al peso. E al cuore!

Spostare in avanti di un’ora le lancette dell’orologio non crea certo uno stress particolarmente pesante per l’organismo. E nemmeno sul cuore, visto che la situazione viene assorbita in pochissimo tempo. Così non debbono preoccupare particolarmente le rilevazioni che si osservano in ambito scientifico, pur se esistono. Secondo uno studio condotto al Karolinska Institute di Stoccolma apparso nel 2008 su New England Journal of Medicine l’effetto dello spostamento in avanti delle lancette si farebbe sentire nei sette giorni successivi con un aumento del 5 per cento degli infarti del miocardio. Queste cifre sono state confermate più recentemente da un’altra ricerca dello stesso centro, apparso nel 2012 su Sleep Medicine, che riporta un aumento possibile del 4 per cento. 

Più in generale, a prescindere dal “salto” di un’ora, ricordate che esiste infatti uno stretto rapporto tra metabolismo, regolazione del peso corporeo e insonnia. Diversi studi hanno mostrato che i soggetti che dormono di meno hanno una possibilità più alta di divenire obesi e d’altra parte i soggetti obesi - indipendentemente dalla presenza di apnee notturne - si lamentano più frequentemente di sonnolenza diurna. Spiegare questa correlazione non è semplice, tuttavia si è osservato che la restrizione di sonno può determinare alterazioni nella secrezione di ormoni che regolano il senso dell’appetito e la spesa energetica.  In particolare la deprivazione di sonno determina una ridotta secrezione della leptina, ormone che favorisce la riduzione del senso dell’appetito e al contempo facilita il consumo calorico.  Allo stesso tempo la produzione di grelina, ormone che stimola l’appetito, appare aumentata dopo deprivazione di sonno. Il problema si manifesta a tutte le età.  Secondo una ricerca  apparsa sulla rivista Pediatrics, tra i giovani che dormono meno di otto ore e mezzo per notte si riscontra un tasso di obesità del 23,5 per cento, che cala al 12 per cento tra quanti hanno una media di sonno di oltre nove ore e 25 minuti. A confermare lo stretto legame tra carenza di sonno e peso corporeo ci sono le cifre che emergono da studi condotti sugli adulti. L’ormai storico Nurses Health Study, che ha arruolato nel 1986 circa 60.000 donne sane, non obese, di età compresa tra 39 e 65 anni., dimostra che dopo dodici anni di osservazione le donne che riferivano di dormire cinque ore a notte erano aumentate in media di 2,47 chilogrammi in più rispetto a quelle che riferivano di dormire mediamente 7 ore per notte. Non solo: il rischio di obesità saliva nelle donne che dormivano meno di 7 ore per notte, indipendentemente dall’alimentazione, dal consumo di alcolici e dall’attività fisica. Nei maschi va ancora peggio. Secondo una ricerca apparsa su Proceedings of the National Accademy of Science e condotta su nove volontari di peso normale ed in buona salute tra i 20 e i 31 anni.
 dopo tre giorni di sonno disturbato da rumori e quindi mai profondo, la capacità dei soggetti di regolare la glicemia cala di un quarto.