Il sovrappeso tra 4 e 6 anni raddoppia il rischio di ipertensione da grandi

Crescono i pericoli di ictus e infarto in età adulta e l’attenzione inizia dalla donna in gravidanza. Fondamentale controllare indice di massa corporea e circonferenza addominale

Il sovrappeso tra 4 e 6 anni raddoppia il rischio di ipertensione da grandi

Se il piccolo è cicciotello, non pensate solamente che ispira simpatia, ma parlatene con il pediatra. E, se possibile, aumentate l’attività fisica riducendo al contempo le calorie introdotte. Così facendo aiuterete a sviluppare il metabolismo in modo adeguato. Ma attenzione: l’età in cui il controllo deve essere massimo dovrebbe essere tra i 4 e i 6 anni. La ciccia di troppo in epoca prescolare infatti può rivelarsi un boomerang per la salute futura del cuore e del cervello, perché il sovrappeso in quest’epoca si traduce in un raddoppio del rischio di sviluppare ipertensione in età adulta. A dare queste indicazioni è una ricerca apparsa sull’European Journal of Preventive Cardiology, condotta da Iñaki Galán, del Carlos III Health Institute di Madrid. “Il mito che l’eccesso ponderale nei bambini non abbia conseguenze ostacola la prevenzione e il controllo di questo problema – spiega l’esperto. I genitori debbono fare più attività fisica con i bambini piccoli e offrire un’alimentazione sana”. Secondo Galàn, poi, la prevenzione va estesa anche alla gravidanza, quando la futura mamma dovrebbe evitare di prendere troppi chili. “Le donne dovrebbero perdere i chili in eccesso prima di iniziare la gravidanza, evitare un incremento di peso eccessivo durante la dolce attesa e abbandonare il fumo, visto che questi sono fattori di rischio definiti per l’obesità infantile – fa sapere Galàn”. La ricerca ha preso le mosse dalle informazioni della coorte ELOIN e ha mirato a comprendere il rapporto tra eccesso ponderale e ipertensione in 1796 bambini di quattro anni, seguiti nei due anni successivi. Nei due controlli sono stati effettuati i controlli della pressione arteriosa e della circonferenza addominale e si sono osservate discrepanze tra i piccoli più in forma e quelli che avevano “rotolini” adiposi a livello della pancia. In particolare nei bambini che hanno variato il peso tra i 4 e i 6 anni è aumentato significativamente il rischio di ipertensione. In quelli che presentavano accumuli adiposi a livello addominale il rischio di ipertensione è cresciuto addirittura di 3,42 quando il sovrappeso era presente da tempo e di quasi due volte e mezzo quando la “pancetta” è comparsa tra i 4 a i 6 anni. Infine, i bambini che hanno perso peso in questa fascia d’età non hanno mostrato alcun incremento del rischio di ipertensione futura.

I pericoli del grasso addominale

Gli adipociti del grasso addominale periviscerale, che si stabilisce intorno agli organi interni, risultano coinvolti in una serie di processi di natura metabolica che condizionano la formazione, la progressione e la rottura delle placche aterosclerotiche, e quindi gli eventi clinici come l’infarto.  In questo caso stiamo parlando dell’adulto ma ovviamente il processo può iniziare già in tenera età se non viene controllato. Sul fronte della pressione l’eccesso di grasso favorisce l’ipertensione sia per aumento dell’effetto dell’adrenalina sui piccoli vasi, che quindi vanno incontro a vasocostrizione, sia per l’attività degli adipociti sul sistema renina-angiotensina, che normalmente viene attivato solo in caso di necessità dopo cali pressori, sia per un calo nell’eliminazione del sodio da parte dei reni. Inoltre gli adipociti addominali giocano un ruolo chiave nell’infiammazione e sul metabolismo, oltre ad alterare il normale meccanismo di controllo di assunzione di alimenti, mediato soprattutto dalla leptina, favorendo quindi l’ingestione di cibo. In particolare favoriscono l’aumento della sintesi di acidi grassi liberi. L’incremento di questi componenti lipidici nel sangue contribuisce ad aumentare i valori dei trigliceridi e di colesterolo LDL nel sangue con progressivo incremento sul rischio cardiovascolare totale. Inoltre gli acidi grassi liberi in eccesso si mettono in “concorrenza” con il glucosio e vengono utilizzati al suo posto dai muscoli, per cui si verifica un aumento della glicemia, cioè del glucosio nel sangue. L’aumento del glucosio nel sangue porta alla risposta da parte del pancreas, che aumenta la produzione di insulina. A questo fenomeno si associa una carente eliminazione dell’insulina in eccesso da parte del fegato, per cui si verifica un aumento dell’insulina nel sangue in presenza di iperglicemia. E quindi si arriva più facilmente all’insulino-resistenza e al diabete.

 

(FM)