La meditazione trascendentale combatte lo stress e protegge il cuore dell’iperteso

Una curiosa ricerca dimostra gli effetti della pratica sulla dilatazione del ventricolo sinistro, che mette in pericolo il cuore ed è spesso legato all’ipertensione

​La meditazione trascendentale combatte lo stress e protegge il cuore dell’iperteso

Il cuore non riesce più a pompare normalmente il sangue da inviare all’intero organismo, quindi si dilata, nel tentativo infruttuoso di lavorare meglio. Nasce anche così l’ipertrofia del ventricolo sinistro, che rappresenta un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari come infarti, aritmie e scompenso. Ovviamente ci sono condizioni che rendono più probabile l’insorgenza di questo quadro,  prime tra tutte l’ipertensione, che anche per questo andrebbe riconosciuta precocemente e trattata di conseguenza, con solo stile di vita o con i farmaci, o come le patologie delle valvole cardiache. Proprio su una popolazione di 85 persone ipertese afroamericane si è concentrata una ricerca davvero originale, apparsa sulla rivista Ethnicity & Disease , che ha visto la collaborazione di scienziati di diversi centri di ricerca americani tra cui l’Università della California di Los Angeles. I soggetti coinvolti nella ricerca sono stati divisi in due gruppi: in entrambi si sono proseguite le cure mediche prescritte, associate in un caso a meditazione trascendentale per ridurre lo stress e nell’altro ad una serie di indicazioni di stili di vita salutari. Il risultato, in termini di prevenzione della dilatazione del ventricolo sinistro, è stato sicuramente interessante: dopo sei mesi di trattamento, nel gruppo di soggetti che sono stati trattati con la meditazione trascendentale la dilatazione cardiaca è rimasta praticamente stabile, mentre è aumentata di quasi il 10 per cento nelle persone cui erano state prescritte abitudini di vita più indicate per proteggere cuore e circolazione.

Obiettivo, frenare lo stress

Sia chiaro: viste le dimensioni, anche numeriche, della ricerca, non è certo possibile trarre conclusioni definitive. Ma la ricerca, pur se non consente di offrire certezze, è comunque importante perché va ad esplorare un settore, quello dei trattamenti non farmacologici nella prevenzione dell’ipertrofia cardiaca, ancora poco studiato. Sotto accusa viene specificamente posto lo stress: gli studi fisiologici dimostrano infatti che questo elemento appare di grande importanza nella genesi delle alterazioni anatomiche del cuore. Quindi un trattamento come la meditazione trascendentale, che mira proprio a ridurre l’impatto dell’eccessiva tensione emotiva sull’organismo, appare in termini scientifici sicuramente interessante. L’indagine americana si è basata su rilevazioni ecocardiografiche dei soggetti inseriti nella ricerca: con questi test infatti è possibile non solo valutare le dimensioni delle camere cardiache, ma anche la loro forma e le corrette aperture e chiusure delle calcole, oltre che il flusso del sangue all’interno del cuore. Insomma, l’ecocardiografia è una valida “spia” della situazione. Per questo l’esame è stato effettuato in tutti i soggetti nei due gruppi, e poi ripetuto dopo sei mesi di trattamento con meditazione trascendentale o semplici consigli di stile di vita. Stando ad un’analisi correlata alla ricerca, l’impatto in termini di mortalità dell’approccio che mira a controllare meglio l’intensità emotiva del sistema nervoso con la meditazione appare comunque significativo, oltre che ovviamente privo di effetti collaterali. Grazie alla prevenzione del peggioramento della dilatazione del ventricolo sinistro, infatti, si sarebbe ottenuto un calo del rischio di mortalità cardiovascolare dell’11 per cento ed una diminuzione del rischio di mortalità per tutte le cause pari all’8 per cento, ovviamente sempre considerando il gruppo di controllo.

 

(FM)