Il matrimonio preserva il cuore

Vivere in coppia riduce il rischio di infarto, ictus e morte. Lo conferma un’analisi di diversi studi pubblicata sulla rivista Heart

Il matrimonio preserva il cuore

La vita di coppia presenta tanti problemi, più o meno grandi. Ma avrebbe un vantaggio per cuore e arterie. Avere vicino una persona, infatti, sarebbe un fattore protettivo per infarto, ictus e morte legata a questi eventi. A dirlo è una ricerca coordinata da Mamas Mamas, del Gruppo di ricerca cardiovascolare della Keele University nel Regno Unito, pubblicata su Heart. Stando ai risultati dello studio, le evidenze a favore della vita di coppia sarebbero così significative da far ipotizzare che la solitudine, in particolare nei divorziati e dei vedovi, potrebbe contribuire a spiegare in parte quel venti per cento di episodi cardiovascolari che apparentemente non sono legati ai fattori di rischio classici. Gli scienziati hanno analizzato i risultati di 34 studi su 225, spulciando quanto emerge da pubblicazioni realizzate tra il 1963 e il 2015. Così facendo hanno valutato informazioni relative a oltre due milioni di persone di diverse aree geografiche, dall’Europa al Nord America, dal Medio Oriente all’Asia.

I risultati sono chiarissimi

La sintesi di quanto emerso conferma pienamente come il matrimonio sia da considerare un fattore protettivo per il cuore. Chi non aveva una vita di coppia perché mai sposato, divorziato o vedovo ha mostrato un rischio più alto del 42 per cento di sviluppare malattie cardiovascolari in termini generali e del 16 per cento per quanto riguarda specificamente le patologie coronariche. Inoltre il non essere sposati è risultato associato ad un più elevato rischio di morte per malattia coronarica (42 per cento), e soprattutto di ictus (55 per cento). Il divorzio rappresenta un momento di “rottura” anche in termini di salute delle arterie. Sia per gli uomini che per le donne la separazione sarebbe associata a un incremento del rischio di malattie cardiovascolari pari al 35 per cento, mentre la vedovanza avrebbe un peso minore: probabilmente anche per l’età più avanzata, aumenterebbe del 16 per cento il rischio di andare incontro ad ictus cerebrale. Infine il rischio di infarto sarebbe più elevato in chi non ha mai trovato l’anima gemella rispetto a chi risulta felicemente coniugato. Pur se la ricerca presenta alcuni punti da chiarire ed è comunque solamente statistica, quindi con tutte le carenze legate all’impossibilità di spiegare sotto l’aspetto fisiopatologico le cifre, le informazioni sono comunque significative perché si tratta dell’indagine più ampia su questa specifica popolazione.

D’altro canto, questi numeri suonano come una conferma per osservazioni scientifiche già dimostrate.  Volete un esempio? Pensate che addirittura la vita serena di coppia potrebbe avere un impatto sull’aterosclerosi. Lo fanno pensare i risultati di una ricerca apparsa tempo fa su Psychosomatic Medicine che ha seguito per un certo periodo, ora dopo ora, diverse coppie, che dovevano anche dare giudizi sul loro rapporto di coppia spiegando se era positivo o negativo: le risposte sono poi state correlate con la valutazione della placca a livello delle arterie carotidi. Chi affermava di star bene con il partner aveva mediamente placche di dimensioni minori rispetto a chi invece aveva rapporti burrascosi con il proprio lui o la propria lei. Addirittura, pur eliminando tutte le possibili variabili che potevano interferire sui risultati, chi aveva rapporti difficili con il partner aveva un rischio aumentato dell’8,5 per cento di sviluppare patologie cardiovascolari, in confronto a chi invece aveva interazioni positive con il partner. Morale della favola: star bene con lui o lei significa anche fare qualcosa di buono in termini di prevenzione cardiovascolare.

(FM)