Troponina e rischio di infarto

Buonasera.
Un recente controllo ematochimico ha evidenziato l’aumento della TROPONINA I 13 pg/mL. Il mio colesterolo totale è pari a 200 (LDL 134 - HDL 65) e l’enzima CPK è a 246.
La mia domanda è questa: potrei essere a rischio infarto?
Vi sarei grata ricevere un Vostro parere.
Grazie
Marisa​

Dottor Paolo Mario Ravagnani

Risponde:
Dottor Paolo Mario Ravagnani

U.O. di Cardiologia Invasiva 2 e Responsabile del Poliambulatorio Cardiovascolare

Centro Cardiologico Monzino

Gentile Marisa,
vorrei subito tranquillizzarla: sulla base dei valori riportati non mi sembra un soggetto a rischio d’infarto. Tuttavia, questi dati non sono sufficienti per una corretta stima del rischio di una persona: bisognerebbe sapere, per esempio, la sua età, se ha familiarità (parenti di primo grado colpiti da infarto prima dei 60 anni), se fuma o ha fumato, se ha la pressione normale o alta, se ha il diabete, se ha già avuto malattie cardiovascolari e soprattutto se ha disturbi che possono far pensare a una malattia di cuore. Infatti, come sempre in medicina, è fondamentale conoscere i motivi che l’hanno portata ad effettuare questi esami. Ad esempio, il significato della troponina cardiaca è diverso se questa è stata rilevata nell’ambito di un controllo generico (cosa che ha poco senso) oppure a seguito di un dolore toracico acuto, che è il tipico contesto clinico nel quale il dosaggio della troponina assume un significato preciso. Più che il singolo livello di troponina, in realtà, è importante monitorare l’andamento della stessa a diverse ore di distanza: il segnale che deve far pensare a un infarto è il progressivo e significativo aumento dei valori. La troponina è inoltre molto utile per evidenziare un danno cardiaco in pazienti sottoposti a chemioterapia per la cura di un tumore: un suo aumento rende necessario modificare lo schema chemioterapico o effettuare terapie cardiologiche per preservare e supportare la funzione del cuore.
La troponina I si trova soltanto nelle cellule del muscolo cardiaco e il suo rilascio nel sangue è perciò un marcatore molto specifico di danno cardiaco. La CPK invece è un enzima localizzato anche nelle cellule dei muscoli dell’apparato locomotore e pertanto può essere rilasciata nel sangue a seguito di uno sforzo muscolare (ad esempio un allenamento vigoroso) o a un’iniezione intramuscolare o a un trauma o per effetto di farmaci (ad esempio le statine, agenti che riducono il colesterolo). Il suo modesto aumento di CPK potrebbe quindi essere causato da una di queste circostanze.
Infine, i suoi valori di colesterolo sono un po’ più alti di quanto si potrebbe desiderare, anche se non preoccupanti: in particolare l’aumento della componente di colesterolo cosiddetto “cattivo” (LDL) è compensata da un alto livello della componente “buona” (HDL).
Un cordiale saluto
Dott. Paolo Mario Ravagnani